Dio non ti lascia nei momenti in cui sembra che sia tutto finito

Pace a tutti, sono Eleonora, frequento la chiesa di Lentini, Carlentini, in provincia di Siracusa, ho 64 anni e sono nata in una famiglia di …

Pace a tutti, sono Eleonora, frequento la chiesa di Lentini, Carlentini, in provincia di Siracusa, ho 64 anni e sono nata in una famiglia di tradizione cattolica. Fino all’età di 20 anni la mia vita era come quella di altre coetanee e pensavo di avere tutto: gioventù e capacità. A vent’anni ero diplomata come infermiera professionale, e avevo un impiego lavorativo di ruolo all’ospedale di Siracusa. Ma un giorno di agosto, mentre ero al mare in compagnia di amici e facevo il bagno, all’improvviso si è scatenato un vento fortissimo con alte ondate. Eravamo in cinque in acqua non riuscendo più a uscire, saremmo tutti morti. Ma grazie a Dio, i soccorsi sono giunti in extremis. Da lì prese avvio la mia odissea di vita. A distanza di un anno da quel brutto incidente iniziarono dei gravi problemi di vista: al sole non vedevo, al buio non riuscivo più a guidare… Iniziai a fare delle visite oculistiche perché pensavo che fosse stanchezza dato il gravoso impegno lavorativo, ma scoprii che ero affetta da una grave malattia agli occhi che mi avrebbe portato, la diagnosi era certa, nel giro di un paio di anni alla completa cecità: una retinite pigmentosa fulminante. E così fu, in un paio d’anni diventai totalmente cieca, immersa nel buio assoluto. Non potendo più espletare alle mansioni di infermiera, mi fu proposto di continuare a lavorare al centralino, e accettai. In un primo tempo questo lavoro al centralino non mi piaceva, era tanto duro per me allontanarmi dalla vita di corsia e dal contatto con i pazienti. Comunque potevo lavorare al centralino, qui conobbi Dario, un giovane che a 20 anni aveva perso la vista. Iniziò un rapporto di amicizia, anche se io non stavo bene: ero caduta in una brutta depressione, assumevo psicofarmaci, avevo perso 30 kg. Dario iniziò pian piano a cercare di aiutarmi a uscire da quella situazione. Ero come chiusa in un tunnel senza uscita, ma con pazienza in sei mesi questo giovane fece in modo di rafforzare la nostra amicizia e nacque fra noi anche un sentimento, che poi si concretizzò in un fidanzamento. Siamo stati sette anni fidanzati, stavamo bene tanto che avevamo deciso finalmente di sposarci. Improvvisamente una sera, mentre stavamo prendendo un caffè, Dario si sentì male, fu portato in ospedale dove la situazione si aggravò a tal punto che quattro giorni dopo morì. Quel lutto fu per me peggiore della perdita della vista.

Ero arrabbiata, iniziai a incolpare Dio per quello che era successo, perché è Lui che dà la vita, ed è Lui che la riprende. Ma Dio che è grande e misericordioso ci perdona anche quando ci arrabbiamo con Lui. Una sera una mia amica evangelica che aveva saputo della morte di Dario mi venne a trovare e mi invitò a un incontro cristiano a Catania con il Gruppo Cristo è la Risposta. Accettai l’invito perché cercavo un pretesto per rimproverare Gesù. Pensavo che quello fosse il posto giusto dove poterlo fare. L’incontro iniziò con dei bei canti e poi ci fu la predicazione della Parola di Dio. Il predicatore diceva che Gesù è la nostra pace, ma, dentro di me, rimproverai Gesù dicendo: “La pace di chi? Di lui che parla o di me che me l’hai tolta? Che cosa ti ho fatto io?” Sentivo come un fuoco dentro me che bruciava, dalla punta del piede alla sommità del capo. Non capivo da dove potesse venire questo fuoco, pensavo che forse era l’inizio di un infarto. Ma non potevo sapere che biblicamente Dio è anche un fuoco consumante, ed era quello era che stava ardendo in me.

Al termine dell’incontro, tornai a casa e, come facevo ogni pomeriggio dalla morte di Dario, mi chiusi nella mia stanza. Lì, seduta sul tappeto con una foto di Dario fra le mani, piangevo dicendo che avrei voluto morire. Ma quel pomeriggio al posto della mia disperazione in quella stanzetta c’era Gesù che mi aspettava. Mentre piangevo all’improvviso sentii la mano di Gesù sollevarmi da terra e il Suo braccio abbracciarmi, e con voce non udibile d’orecchio umano, parlarmi, dicendo: “Sono il tuo Dio, non avere paura, accettami e vedrai la mia gloria nella tua vita, perché io ti amo”. Provai una soprannaturale pace e serenità: era come se il mondo non esistesse più. Da quel momento accettai Gesù come mio Salvatore e mi abbandonai a un pianto di gioia e di liberazione.

Da quel giorno sono passati 28 anni. Oggi vivo la mia vita con il Signore, al servizio del Signore, non mi stanco mai di servirLo e sono gioiosa in Lui pur con tutti i miei affanni dovuti anche alla cecità. Una cosa è certa, che la gioia del Signore ha riempito tutta la mia vita e sono felice di servirLo, di onorarLo fino all’ultimo respiro. Oggi servo il Signore con un gruppo di non vedenti con cui mi riunisco in una stanza virtuale il martedì e il giovedì. Questo gruppo si chiama Ambasciatore di Luce Siam, siamo quasi tutti ciechi, non vedenti o con altre patologie gravi, ma siamo felici nel Signore, di appartenere a Lui, di parlare di Lui. Da quando abbiamo conosciuto Gesù i nostri problemi sono passati in secondo piano e andiamo avanti, certi e sicuri che il Signore continuerà a benedire le nostre vite e a utilizzarle quando ci disponiamo di cuore. Concludendo la mia storia, voglio dirti che Dio ti ama, che non ti lascia e non ti abbandona soprattutto nei momenti in cui sembra che tutto sia finito. Lì Dio può darti un nuovo inizio in Cristo Gesù.

Eleonora Marino

Cristiani Oggi – dicembre 2025

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