Roma (NEV), 19 febbraio 2026 – Grande attenzione per l’incontro dello scorso 17 febbraio dal titolo “C’era, una volta, l’America… I fondamentalismi politici e religiosi nel mondo di oggi”. L’iniziativa è stata organizzata dalla Chiesa valdese di piazza Cavour, dalla Rivista e Centro Studi Confronti e dalla libreria Claudiana di Roma.
La pastora della Chiesa valdese di piazza Cavour, Eleonora Natoli, ha introdotto la giornata parlando dell’importanza del 17 febbraio, ricorrenza della concessione dei diritti civili e politici ai valdesi, seguiti qualche giorno dopo dagli ebrei. Claudio Paravati, direttore della rivista e Centro Studi, – si legge in una nota stampa diramata oggi da Confronti – ha ringraziato la diacona Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese, e tutti coloro che sono intervenuti all’incontro «in una giornata molto importante per questa minoranza storica del nostro Paese, ma anche per tutte le minoranze nel mondo, perché ci ricorda che la libertà religiosa è un obiettivo che non abbiamo ancora pienamente raggiunto».
Prosegue il comunicato: «tra le relatrici Pamela Harris, insegnante alla John Cabot University, americana ed ebrea riformata, ma anche giurista esperta di libertà religiosa, ha portato all’attenzione del pubblico la parola “solastalgia” che esprime il dolore che proviamo per la distruzione del nostro mondo, una parola che si basa sul concetto di nostalgia, della mancanza di una casa che abbiamo lasciato, ma che coglie la disperazione provocata dalla violenza, dalla distruzione di quella casa, e dalla consapevolezza che non potremo mai tornarci. “Ed è la stessa sensazione che proviamo noi americani nel vedere la distruzione deliberata e violenta della nostra Costituzione, dello stato di diritto, delle nostre istituzioni, sia statali che private, oltre che della nostra libertà, sicurezza e posizione nel mondo. L’invito però non è a vivere la solastalgia come un luogo di ritiro passivo, ma come un invito all’azione, ricordandoci che negli Stati Uniti le radici della democrazia sono state scavate in profondità dai padri fondatori, e consolidate dalla formulazione della Costituzione e della Dichiarazione di indipendenza”, ha detto Harris. A seguire Debora Spini, filosofa politica, e valdese di Firenze, ha fatto una riflessione su cosa c’era e cosa c’è oggi in America per la comunità protestante: “Partendo da un passato in cui il Protestantesimo radicale americano era la colonna portante della democrazia e rappresentava per le Chiese un modo di stare nella sfera pubblica, che l’Italia per lungo tempo ha preso a modello, pensando che potesse essere la base per il futuro, si è giunti a un presente in cui è diventato il terreno di cultura del populismo di Destra. Come protestanti, abbiamo una tradizione di resistenza civile e una salda cultura della democrazia, perché il fatto che dei gruppi religiosi stiano in una sfera pubblica o plurale, non è una minaccia ma un sostegno alla democrazia stessa. Per questo, come membro di Chiesa, penso che la manipolazione della religione si possa combattere davvero solo con una buona, salda, sincera, forte e calda professione di fede, che ci ricordi il vero contenuto della fede cristiana, ma soprattutto che la democrazia è un modo di vita”».
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