La Buona novella. Le campane della gentilezza

Perdere un figlio, una figlia è forse il dolore più assoluto che esista. C’è chi rimane per sempre schiacciato da un tale macigno e c’è chi tenta di trasformare quel dolore, dandogli altra forma… come quella semplice di una campanella di ceramica.

La Buona novella. Le campane della gentilezza

20 Febbraio 2026

by Marta D'Auria

La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie 

Perdere un figlio, una figlia è forse il dolore più assoluto che esista. C’è chi rimane per sempre schiacciato da un tale macigno e c’è chi tenta di trasformare quel dolore, dandogli altra forma… come quella semplice di una campanella di ceramica. 

Tutto comincia nel 2002, in Arizona, quando Jeannette Maré perde il figlio Ben a soli tre anni. Di fronte a un dolore insopportabile, Jeannette sceglie una strada inattesa: trasformare la sofferenza in un gesto di dono. Inizia così a creare, insieme ad amici e familiari, piccole campane fatte a mano da appendere negli spazi pubblici e privati. Essere circondata da persone che la sostengono e lavorare con l’argilla per un obiettivo comune si rivela terapeutico per lei e la sua famiglia.

Jeannette sperimenta che un piccolo atto di gentilezza può fare una grande differenza nella vita di una persona. Così, insieme ai suoi amici, realizza quattrocento campane che vengono distribuite casualmente a Tucson nel primo anniversario della morte di Ben: chi

trova le campane inizia a condividere storie di dolore, guarigione e speranza. In seguito, anche scuole, aziende e privati vogliono partecipare alla creazione delle Campane di Ben.

Oggi Ben’s Bells è un’organizzazione no-profit, con migliaia di volontari, laboratori aperti, programmi educativi nelle scuole. L’organizzazione non parla di eroi, ma di comunità, non di gesti straordinari, ma di piccoli atti quotidiani. Negli anni, le campane di Ben sono apparse in luoghi segnati da tragedie collettive – scuole colpite da violenze, comunità ferite da disastri naturali – come segni discreti di memoria e di speranza.

La buona notizia, allora, è che anche il dolore più estremo può trovare una strada generativa grazie al sostegno amorevole delle persone vicine, e che praticando in maniera intenzionale la gentilezza, possiamo costruire spazi di cura reciproca.

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