Tra consenso e dissenso, una distinzione che penalizza ancora le donne

Roma (NEV), 25 febbraio 2026 – Proponiamo la trascrizione della rubrica “Finestra aperta”, a cura della pastora Cristina Arcidiacono, andata in onda la scorsa domenica 22 febbraio in chiusura del programma di Radiouno RAI “Culto evangelico”. Nizza Monferrato, provincia di Asti. É venerdì sera, una comitiva di giovanissimi si incontra, due di loro si appartano, […]

Roma (NEV), 25 febbraio 2026 – Proponiamo la trascrizione della rubrica “Finestra aperta”, a cura della pastora Cristina Arcidiacono, andata in onda la scorsa domenica 22 febbraio in chiusura del programma di Radiouno RAI “Culto evangelico”.


Nizza Monferrato, provincia di Asti. É venerdì sera, una comitiva di giovanissimi si incontra, due di loro si appartano, attorno alla mezzanotte. Zoe Trinchero, 17 anni, è stata picchiata e uccisa. Alex Manni, 20 anni, ha confessato l’omicidio della ragazza. In un primo momento aveva però accusato  un concittadino, Naudy Carbone. Contro Naudy – ignaro dei fatti, musicista, con delle fragilità psichiche -, si avvia un linciaggio di una cinquantina di uomini, tra cui dei minorenni, alcuni armati di bastoni, e Naudy è salvato dai carabinieri.

Luigi Manconi, già presidente della Commissione diritti umani del Senato, intervenendo su RadioTre,  ha sottolineato come attribuire questo femminicidio a qualcuno considerato “straniero” sia un modo per trovare una spiegazione al di fuori di sé. É più comodo trovare un capro espiatorio. Non è la prima volta, sottolinea Manconi. Sempre di più si tende a identificare lo straniero con il criminale, in maniera ossessiva.

Criistina Arcidiacono

L’ intersezione tra violenza e razzismo è stata indagata e approfondita da scrittrici e filosofe come Angela Davis e Bell Hooks. Ancora pochi uomini hanno letto e studiato le riflessioni delle donne. Una ricerca di Save the Children “Le ragazze stanno bene?”, offre una fotografia della disparità di percezione tra ragazze e ragazzi. Alla domanda se le ragazze devono lottare più dei ragazzi per raggiungere i loro obiettivi, il 41% delle ragazze risponde positivamente, solo il 10% dei ragazzi lo riconosce.

Le riflessioni dei gruppi di uomini, anche giovani, come l’associazione Mica Macho, mettono l’accento sul fatto che la generazione dei giovanissimi è la prima che si trova esposta al consenso da parte delle donne. Per troppo tempo si è pensato che una relazione, che prevedesse il rapporto sessuale, non avesse bisogno di misurarsi con il sì dell’altra persona, della ragazza, della donna.

C’è fatica nel pensare che gli uomini debbano essere esposti a questo consenso, dipendenti da esso, fermarsi già ad un “forse”. Del resto, lo abbiamo imparato con la mitologia: Zeus era un grande amatore, non un violentatore. Il poeta Ovidio lo ha cantato, il no di una donna è in realtà un sì. “Orgoglio e pregiudizio” lo mette in scena.

Senza consenso, invece, è sempre stupro. Lo dicono le donne nelle piazze, davanti al Senato, per contestare l’approvazione con 12 voti a favore e 10 contrari della modifica del disegno di legge contro lo stupro. Questo cambiamento, richiesto dall’avvocata Giulia Bongiorno, introduce la volontà contraria al rapporto sessuale, il dissenso anziché il consenso. Sembra cosa da poco, ma questo significa che la vittima deve provare di essere stata contraria alla violenza. Così il problema è sempre la donna.

Nelle Scritture, nel secondo libro di Samuele, al capitolo 13, Tamar, figlia di re, condivide con le compagne di ogni tempo la colpa di essere donna. In quanto donna, il fratello la desidera, la inganna e la violenta: a nulla valgono le sue parole per fermarlo, il suo dissenso: “No, fratello mio, non farmi violenza”. E Tamar grida, dal dolore, dalla vergogna, dalla rabbia.

E suo padre, il re Davide, l’uomo che il Signore aveva scelto, “venne a sapere tutto. Fu molto irritato, ma non volle contrariare Amnon, perché era il suo primogenito e l’amava molto”, (2 Samuele 13:21). Assalonne, altro fratello, “non rivolse più la parola ad Amnon; egli l’odiava, perché aveva disonorato la sorella Tamar”, (2 Samuele 13:22). E violenza maschile  genera violenza maschile e la vendetta di Assalonne porterà alla morte del fratello, all’ira del re, che lo bandirà. Di Tamar non si conserverà se non il grido muto.

C’è una responsabilità vitale delle chiese, degli uomini e delle donne che cercano di seguire Cristo: dar voce a questo grido, costituirsi come laboratori di relazioni riconciliate, grazie ad una relazione che ha sovvertito le dinamiche di potere tra uomo e donna: la croce.

In Cristo, la maschilità tossica e violenta è stata presa in carico da un uomo, maschio, che, con la sua mitezza e il suo andare oltre i confini, ha mutato direzione anche rispetto al suo contesto e al suo tempo. Da qui possiamo partire.

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