Trump e il ritorno della fede

“Non penso di essermi qualificato”. Donald Trump, intervenendo a Washington alla 74ª…

“Non penso di essermi qualificato”. Donald Trump, intervenendo a Washington alla 74ª National Prayer Breakfast, ha parlato delle sue speranze per la vita dopo la vita.

Il contesto, del resto, ispira queste riflessioni: la “colazione di preghiera”, iniziativa che dagli anni Cinquanta riunisce una volta all’anno amministratori e personaggi influenti (ma anche ospiti e imbucati) della politica americana, serve proprio a riunire tutti, in maniera trasversale, sotto il segno della fede e a sensibilizzare sui valori. Trump l’ha interpretata un po’ a modo suo: «la preghiera diventa sermone e il sermone si trasforma in un monologo di 77 minuti», riferisce Alberto Simoni sulla Stampa.

In passato Trump ha parlato più volte dei meriti che dovrebbero garantirgli il paradiso, ma pare che ora si riduca a più miti consigli, alzando idealmente le braccia: “non credo che ci sia nulla che io possa fare”, dice. Anche se poi aggiunge, con una piroetta in perfetto stile trumpiano: «penso che probabilmente ce la farò, non sono un candidato perfetto, ma ho fatto un sacco di cose buone».

Trump ricorda all’uditorio «tutte queste cose buone che sto facendo, anche per la religione», tanto che «la religione è tornata, ed è più sulla cresta dell’onda che mai»; per citarne una: «nel 2025 sono state vendute più Bibbie di quante ne siano state vendute nei cento anni precedenti». Insomma, e qui Trump torna Trump, «la religione è ora più attraente che mai». Tanto che, commenta sarcastico, «non so come una persona di fede possa votare per i democratici».

«Trump ha una tale considerazione di se stesso da avere applicato alla giustizia divina lo stesso metro che adotta con quella umana: giudicarsi da solo», sintetizza con ironia Massimo Gramellini sul Corriere. «E assolversi, naturalmente».

foto: adnkronos.com

Vai all'articolo su Evangelici.net


Evangelicinet

66 Blog posts

Comments