Il battesimo come scelta di impegno

Perché un convegno sul battesimo nel 2026? Lungi dall’essere un rito scontato, il battesimo è l’atto che definisce la nostra identità cristiana. Oggi sentiamo il bisogno di riscoprirlo non come eredità del passato, ma come scelta di impegno in una società frammentata.

Il battesimo come scelta di impegno

5 Marzo 2026

by Redazione

Un primo testo in vista del Convegno battista-metodista e valdese di Ecumene ci viene dalla prima Assemblea/Sinodo del 1990

Perché un convegno sul battesimo nel 2026? Lungi dall’essere un rito scontato, il battesimo è l’atto che definisce la nostra identità cristiana. Oggi sentiamo il bisogno di riscoprirlo non come eredità del passato, ma come scelta di impegno in una società frammentata.

In Italia viviamo un “laboratorio” ecumenico unico: il percorso BMV (Battisti, Metodisti, Valdesi). Se per secoli le differenze sulle modalità del rito sono state motivo di scontro, oggi sediamo allo stesso tavolo in uno spirito di diversità riconciliata. Da un lato, la tradizione metodista e valdese sottolinea la gratuità dell’amore di Dio che ci accoglie nel pedobattismo; dall’altro, i battisti richiamano la responsabilità della scelta adulta e consapevole.

Due facce della stessa medaglia: la grazia che previene e la risposta libera dell’essere umano. Insieme, superando antiche barriere, riconosciamo reciprocamente il battesimo come opera dello Spirito. 

In vista dell’appuntamento a Velletri (presso Ecumene) dal 17 al 19 aprile, vogliamo offrire a tutti e tutte l’opportunità di rileggere i documenti che le nostre chiese hanno preparato a partire dal 1990, per non dimenticare il cammino già fatto e per prepararci a quello che ci apre davanti. (Commissione battesimo)

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3.1 Il battesimo fa parte integrante della rivelazione cristiana, essendo direttamente collegato sia con la storia di Gesù e gli inizi del suo ministero pubblico, sia con la sua morte e risurrezione che costituiscono il centro stesso della rivelazione, sia infine con l’effusione dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste.

3.2 È dunque perfettamente comprensibile che nella prima comunità cristiana costituitasi il giorno di Pentecoste «ciascuno» sia stato «battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati» e in vista del «dono dello Spirito Santo» (Atti 2, 38).

Il battesimo sta tra il ravvedimento e il discepolato. Esso segnala, accompagna, e suggella la conversione o il suo inizio. Annuncia la “nuova creatura” che siamo in Cristo, nel quale «le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove» (II Corinzi 5, 17).

3.3 È significativo che «nel Nuovo Testamento il battesimo non è presentato come segno “nudo” e sem­plice, come un segno meraviglioso ed espressive e null’altro, ma è intimamente legato a delle realtà quali il perdono dei peccati, l’unione con Cristo la ricezione dello Spirito (cfr. Atti 2, 28; 19, 2; 22, 16; Colossesi 2, 12; Romani 6, 1-11). Il segno non dev’essere separato da ciò che significa» (Rapporto battista-riformato 1977, cit., 19.2 = Enchiridion Oecumenicum, 1,629).

3.4 Il battesimo cristiano è d’acqua e di Spirito. Il battesimo d’acqua è azione umana, il battesimo di Spirito è azione divina. Non sempre, nel libro degli Atti, il battesimo d’acqua e quello di Spirito coincidono. Il battesimo d’acqua, perciò può essere sia suggello sia invocazione del battesimo di Spirito; è e un atto perso­nale e comunitario di grande valore. «È la porta che conduce alla casa del tesoro di tutti i doni dello Spirito preparati per i popolo di Dio»; ma è «anche l’atto di passare attraverso questa porta … » (Rapporto battista-riformato 1977, cit.,20.3- Ench. Oec., I, 630).

3.5 La forma normale e ordinaria del battesimo cristiano è quella di persone adulte giunte a una convin­zione e confessione di fede. Nel Nuovo Testamento il battesimo di bambini, pur non essendo esplicitamente escluso o vietato, non è neppure chiaramente attestato. Comunque è solo in epoca subapostolica (il periodo esatto è difficile da determinare) che il battesimo dei bambini si è progressivamente affermato fino a diventare la forma consueta e generalizzata del battesimo, tranne che in situazione di missione.

3.6 La Riforma del XVI secolo ha profondamente modificato e rinnovato biblicamente la teologia del bat­tesimo, non però la prassi battesimale del battesimo dei bambini che anzi ha difeso e mantenuto, in aperta polemica con le posizioni e la critica anabattista. L’anabattismo, da parte sua, (come pure più tardi il batti­smo), considerò il battesimo dei bambini, anche dopo la sua rifondazione teologica da parte dei Riformatori, come cristianamente illegittimo, come un nonbattesimo.

3.7 Le chiese valdesi e metodiste sono oggi in grado – più di quanto non lo fossero i Riformatori nella loro particolare situazione storica ed ecclesiale – di apprezzare il valore della critica anabattista (e successi­vamente battista) al battesimo dei bambini, in particolare nel quadro della cristianità “costantiniana”, e pos­sono oggi meglio comprenderne le ragioni evangeliche. Esse perciò accolgono con gioia e gratitudine la te­stimonianza delle chiese battiste in ordine al battesimo dei credenti, e lo praticano da tempo al loro interno, benché non in maniera esclusiva. Esse non ritengono però che il battesimo dei bambini, praticato nel conte­sto di una famiglia credente e di una comunità confessante, sia un atto di infedeltà alla parola di Dio o un atto arbitrario della chiesa compiuto fuori dalla volontà di Dio per essa.

3.8 Le chiese battiste condividono oggi con le chiese valdesi e metodiste alcune delle affermazioni teolo­giche che accompagnano il battesimo dei bambini (ad esempio l’insistenza sulla priorità della grazia di Dio nel battesimo). Non per questo però si sentono autorizzate a riconoscere la prassi del battesimo dei bambini. Esse lasciano alle chiese valdesi e metodiste questa responsabilità. Qui c’è una differenza tutt’altro che irrilevante, che è oggi la maggiore tra le nostre chiese: su di essa il dialogo e il confronto tra valdesi, battisti e metodisti dovranno continuare perché la questione non è né risolta né accantonata. Ma malgrado la sua serietà e il suo peso, non è una differenza che impedisca la piena comunione tra le nostre chiese. Questo essenzialmente per due motivi, presentati nei punti successivi.

3.9 Il primo motivo per cui le nostre diverse prassi battesimali non impediscono la piena comunione ec­clesiale è che pur adottando forme battesimali diverse c’è tra noi una base teologica largamente comune. Condividiamo infatti tutto quello che la Scrittura dice del battesimo, senza aggiungere o togliere nulla – questo almeno è il nostro intento sincero. In particolare concordiamo sulla stretta correlazione tra battesimo e confessione di fede e sul fatto che «in merito al battesimo non esiste una fede vicaria» (Rapporto battista-riformato 1977, cit., 26.9 = Ench. Oec., I, 636). È senz’altro vero, e non va taciuto, che dietro le diverse prassi battesimali ci sono diversi modi di intendere taluni aspetti costitutivi del battesimo, in particolare il rapporto tra predicazione dell’Evangelo, catechesi battesimale, battesimo e confessione personale della fede. Ma è anche vero che nelle prassi battesimali diverse ci sono elementi comuni che ricevono nell’una o nell’altra particolare accentuazione. Nel battesimo dei credenti per immersione vengono accentuati oltre al primato della grazia, la comunione con la morte e la resurrezione del Signore, nella fede, la decisione personale di rispondere alla chiamata di Dio confessando la fede in lui e iniziando un cammino di conversione. Nel battesimo dei fanciulli per aspersione si accentuano il primato della grazia, cioè dell’opera salvifica di Cristo perfettamente compiuta e offerta a ciascuno, il valore del patto di Dio nel quale si iscrive la storia della fede di più generazioni e infine la responsabilità della famiglia e della chiesa nei confronti della creatura battezzata. Così le chiese battiste che non condividono la prassi del battesimo dei bambini possono far propri taluni dei pensieri che la ispirano, mentre anche quelle chiese valdesi e metodiste nelle quali solo raramente vengono celebrati battesimi di credenti per immersione possono apprezzarne sia le motivazioni teologiche sia la ricca simbologia.

3.10 Il secondo motivo per cui le nostre diverse prassi battesimali non impediscono tra noi la piena comu­nione ecclesiale è che nel Nuovo Testamento viene dato più rilievo ai frutti del battesimo che alla sua forma. Le nostre chiese sanno, con l’apostolo Paolo, che «tanto la circoncisione che l’incirconcisione non son nulla; quello che importa è essere una nuova creatura» (Galati 6, 15). L’albero – anche quello del battesimo – si riconosce dai frutti. Perciò là dove, indipendentemente dalla forma e dal tempo in cui il battesimo è stato celebrato, si riscontra in chi l’ha ricevuto la realtà dei suoi frutti, per cui grazie all’azione dello Spirito la sostanza del battesimo è presente in quella persona, ed è quindi avvenuta «una [sua] reale incorporazione nella chiesa di Cristo nel pieno significato neotestamentario della parola “membro” (Rapporto battista-riformato 1977, cit., 27.10 = Ench. Oec., I, 637), in tal caso le chiese battiste sono disposte a riconoscerla a pieno titolo come fratello o sorella cristiana accogliendola a tutti gli effetti nella loro comunità. Lo stesso criterio vale per le chiese valdesi e metodiste nei confronti dei credenti battisti. È anzitutto e principalmente in questo che consiste il “reciproco riconoscimento” che, a partire da questa Assemblea/Sinodo, le chiese valdesi, battiste e metodiste intendono attuare tra loro.

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