Chi ha messo mano all’aratro…

Roma (NEV), 11 marzo 2026 – L’Agenzia stampa NEV ha avviato la pubblicazione di una serie di riflessioni sulla situazione internazionale e la testimonianza evangelica in un tempo eccezionalmente grave. Dopo gli interventi di Paolo Naso, Libero Ciuffreda e Luciano Cirica, proseguiamo con il pastore Luca Anziani. Qui tutti gli articoli della nuova sezione NEV […]

Roma (NEV), 11 marzo 2026 – L’Agenzia stampa NEV ha avviato la pubblicazione di una serie di riflessioni sulla situazione internazionale e la testimonianza evangelica in un tempo eccezionalmente grave. Dopo gli interventi di Paolo Naso, Libero Ciuffreda e Luciano Cirica, proseguiamo con il pastore Luca Anziani.

Qui tutti gli articoli della nuova sezione NEV dedicata al nuovo disordine mondiale.


Chi ha messo mano all’aratro…
Un tentativo di riflessione sull’essere chiesa nelle sfide di oggi.

“Ci serve la follia della fede che, nella crisi della chiesa, sappia osare di più, dobbiamo fuggire dalla tentazione di chiudere, di limitare, per paura di non avere risorse umane o materiali”.

La situazione che stiamo vivendo ci spinge a considerare la questione della nostra vocazione. Siamo capaci di interpretare teologicamente le sfide politiche e sociali che ci circondano? Riusciamo ancora a pensare e a riflettere teologicamente nel contesto delle vicende storiche o ci limitiamo a dichiarazioni superficiali o a mere manifestazioni di intenti?
Ogni tema è polarizzato e gli uni sono contro gli altri, lo abbiamo visto per la situazione in Ucraina, lo abbiamo visto nell’invasione israeliana di Gaza, lo vediamo oggi con forza relativamente al conflitto voluto da Israele e Stati Uniti contro l’Iran e il Libano con le sue gravi conseguenze politiche, economiche e persino di fede; abbiamo visto, infatti, il modo in cui Trump è stato investito da una preghiera fondamentalista di telepredicatori; vediamo la crisi drammatica in corso all’interno dell’Islam tra Sciiti e Sunniti e vediamo il ritorno del fantomatico scontro di civiltà e di religione tra l’occidente e il mondo islamico.

Inoltre appare con gravità assoluta l’emergere di una metodologia drammatica che usa il conflitto, l’invasione, la guerra come metodo preventivo al conflitto stesso: colpisco prima di essere colpito. Tutto è diventato un conflitto, non c’è più un confronto, un dialogo, esistono solo opposizioni e accuse reciproche mentre il mondo va a fuoco! Ma come scegliere ciò che è giusto per rifiutare ciò che è sbagliato? A volte è molto semplice, altre volte è più difficile.

In questo contesto non sta crollando solo l’ordine mondiale che conoscevamo, non viviamo solo una profonda crisi economica, energetica, non c’è solo il tema – preoccupante – degli scontri sociali che queste crisi potranno comportare, sta crollando, e non da ora, in modo pauroso, quel patto democratico che ha permesso all’Europa più che altrove di costruire una società fondata sulla democrazia, le libertà personali, i diritti delle minoranze, la solidarietà sociale e il welfare state.

Insieme a questo, come chiesa, evidenziamo anche la caduta verticale di temi fondamentali perché un patto teologico possa trasformarsi laicamente in un patto sociale, solo come di esempio, concetti come: servizio, grazia e gratuità, perdono, riconciliazione, conversione, fedeltà e onestà.

Ancora: cosa significa, in questo contesto, obbedire alla parola di Dio che diventa un Patto vincolante per i credenti che vogliono essere anche cittadini e cittadine responsabili, come inserirsi nelle crepe e nelle fratture del mondo per annunciare la speranza in Cristo e la presenza del Regno di Dio?

Oggi la parola di Dio ci invita a prendere una delle posizioni più complicate della nostra vita. Gesù ci ricorda, nel vangelo di Luca, la radicalità dell’invito di Gesù alla sequela: siete pronti, siete pronte a scegliere di seguire Gesù, siete all’ascolto della Parola che chiama al bene contro il male?

Oggi noi siamo davanti a questo tempo cruciale e siamo chiamati ad una scelta: o Gesù o la nostra quotidianità normale, o lo straordinario del tempo di Dio per noi, la chiamata inderogabile oppure l’adeguarsi, il conformarsi al tempo ordinario. Il tempo cruciale della nostra vita attuale è il tempo del conflitto, della guerra, dell’arroganza del potere ed ora non possiamo sbagliare, non possiamo guardare indietro, non possiamo rimanere bloccati nel risaputo, nella normalità nella quale la chiesa ha vissuto, dobbiamo tornare a pensare la realtà teologicamente per giungere a nuove scelte.

Lo abbiamo fatto nel tempo in cui le generazioni che ci hanno preceduto hanno scelto il Mezzogiorno come una priorità, si pensi al Centro Diaconale di Palermo, al Servizio Cristiano di Riesi, a Ponticelli con il Centro Casa Mia e l’ospedale Betania, a Portici con Casa Materna, alla riflessione teologica e politica sui temi del lavoro, della laicità, della giustizia, agli impegni contro la Mafia e la Camorra, alla mobilitazione di Comiso e alla non violenza; lo abbiamo fatto con i centri di Ecumene ed Agape segnando la rinascita internazionale dopo il conflitto mondiale, lo abbiamo fatto con il Patto di Integrazione tra valdesi e metodisti e la nascita della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) indicando con forza che l’evangelismo italiano andava oltre le specificità per mettersi al servizio, per arare il campo; lo abbiamo fatto scegliendo l’Otto per mille come strumento di pace, di giustizia, di solidarietà per tutti e non solo per noi, lo abbiamo fatto con il progetto Mediterranean Hope (MH) e con i Corridoi umanitari.

Tutto ciò è nato da una riflessione teologica della realtà, da una profonda fede in Cristo Gesù, da una gioia e gratitudine a Dio. Su questa roccia trova senso la nostra testimonianza per la pace, non come mero sentimento del cuore al bene, ma come scelta teologica e politica della realtà. Ci serve teologia, ci serve cultura, ci serve coraggio, ci serve lo Spirito di Dio.

Abbiamo già “messo mano all’aratro” [Luca 9,57-62] e non possiamo eludere la domanda di Gesù, il suo imperativo categorico. Dobbiamo uscire dal guscio della nostra normalità per rischiare la verità, dobbiamo dire nel nome di Gesù che il potere sta affliggendo i popoli, che la guerra serve solo al potere per arricchire se stesso, che non c’è giustizia nel conflitto e non c’è alcun rispetto del diritto nella scelta della guerra preventiva.

La via è tracciata, dalla Parola di Dio alle parole di questo mondo: presenza evangelica, studio della parola di Dio dentro le parole del mondo, cultura, predicazione e infine testimonianza e azione sociale. Questo dovrebbe essere un patto chiaro nella chiesa, un patto che vede tutti e tutte uniti perché non c’è più tempo per inutili protagonismi.

Ci serve la follia della fede che, nella crisi della chiesa, sappia osare di più, dobbiamo fuggire dalla tentazione di chiudere, di limitare, per paura di non avere risorse umane o materiali, dobbiamo invece riflettere in un patto di fede, cultura e missione, quali campi d’azione saranno quelli che vorremo arare insieme.

Luca Anziani

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