Roma (NEV), 13 marzo 2026 – Il vescovo Frank Kopania, responsabile per l’Ecumenismo e l’estero della Chiesa evangelica in Germania (EKD), ha espresso forte preoccupazione per la situazione dei cristiani in Iran, aggravata dall’attuale escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Kopania sostiene che le minoranze religiose, già vulnerabili e inclusi i cristiani, rischiano un aumento della repressione: i gruppi cristiani con contatti internazionali potrebbero essere sospettati di vicinanza ai “nemici della politica estera”. Il vescovo chiede con urgenza una de-escalation e la protezione della popolazione civile, sottolineando la necessità di soluzioni politiche per evitare il deterioramento della situazione.
“L’esperienza ha dimostrato che il controllo statale e le misure di sicurezza aumentano per l’intera popolazione e in particolare per le minoranze – ha detto Kopania – . Soprattutto in questa situazione, le reti familiari e di quartiere sono particolarmente importanti. Anche nell’ambiente della congregazione protestante di lingua tedesca a Teheran, il sostegno reciproco è in primo piano, indipendentemente dalle convinzioni politiche o religiose. Anche se il cristianesimo è una religione ufficialmente riconosciuta in Iran, la conversione dall’Islam è un reato punibile.
Mentre scriviamo, giungono notizie di ulteriori esplosioni in Iran e anche in Libano.
In che modo sostenere il popolo iraniano? Lo ha chiesto la giornalista Marta D’Auria a una donna iraniana arrivata in Italia per motivi di studio. Ecco la risposta: “La cosa più importante è non dimenticare quello che succede in Iran. Parlare dei diritti umani, sostenere la libertà di espressione e dare voce agli iraniani che chiedono cambiamento. La solidarietà internazionale, anche morale, è molto importante per chi lotta per la libertà”.
Fonti:
Il vescovo Kopania avverte della crescente pressione sui cristiani in Iran – EKD
Non dimenticare quello che succede in Iran – Riforma.it
Sul Libano: Una settimana dopo, sotto le bombe – Riforma.it
Per approfondire: Guerra in Iran e reazioni europee: il diritto non “salta”
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