Una settimana dopo, sotto le bombe

Solo una settimana prima dell’attuale escalation del conflitto in Medio Oriente, io e mia moglie avevamo una ospite a cena nella nostra casa. Era una sorella impegnata nella European Baptist Federation, coinvolta anche nel lavoro dell’organizzazione cristiana Merath in Libano. Abbiamo condiviso momenti semplici: una tavola apparecchiata, conversazioni che si allungano, racconti di chiese,…

Una settimana dopo, sotto le bombe

13 Marzo 2026

by Nicola Laricchio

Dal Libano il lavoro delle chiese attraverso Merath, una organizzazione non governativa cristiana

Solo una settimana prima dell’attuale escalation del conflitto in Medio Oriente, io e mia moglie avevamo una ospite a cena nella nostra casa.

Era una sorella impegnata nella European Baptist Federation, coinvolta anche nel lavoro dell’organizzazione cristiana Merath in Libano. Abbiamo condiviso momenti semplici: una tavola apparecchiata, conversazioni che si allungano, racconti di chiese, di persone, di progetti nati per sostenere chi vive nelle situazioni più fragili del Medio Oriente.

Come accade spesso quando si ospita qualcuno in casa, in pochi giorni si crea una familiarità fatta di gesti quotidiani e di parole scambiate con naturalezza.

Poi, pochi giorni dopo, le notizie hanno iniziato a cambiare tono.

I titoli parlavano di attacchi, di escalation militare, di bombardamenti.

E improvvisamente quella stessa persona che solo pochi giorni prima sedeva alla nostra tavola si trovava a vivere sotto le bombe.

C’è qualcosa di profondamente disarmante quando la guerra smette di essere una notizia lontana e assume il volto di qualcuno che conosci. I conflitti che leggiamo nei giornali non sono più soltanto mappe e analisi geopolitiche: diventano luoghi in cui vivono persone con cui hai parlato, riso, pregato.

È anche da questa esperienza che nasce il desiderio di far conoscere il lavoro di Merath (https://merathlebanon.org).

Merath è un’organizzazione non governativa cristiana con sede in Libano che collabora con una rete di circa cinquanta chiese e organizzazioni locali. Il suo obiettivo è sostenere le comunità più vulnerabili attraverso progetti umanitari e programmi di sviluppo che coinvolgono direttamente le chiese del territorio.

Le attività dell’organizzazione si estendono non solo al Libano, ma anche alla Siria e all’Iraq. In contesti segnati da guerre prolungate e crisi economiche profonde, Merath sostiene famiglie e comunità attraverso la distribuzione di beni essenziali, programmi educativi per bambini che hanno interrotto il percorso scolastico, supporto psicologico per persone segnate dai traumi della guerra e iniziative di formazione che permettono alle famiglie di ricostruire una forma di autonomia economica.

Un elemento particolarmente significativo di questo lavoro è il ruolo delle chiese locali. In molti contesti del Medio Oriente le comunità cristiane rappresentano uno dei pochi punti di riferimento stabili per la popolazione. Diventano luoghi di accoglienza, di distribuzione di aiuti, di sostegno concreto per chi vive in condizioni di estrema precarietà.

Questo servizio viene svolto senza alcuna discriminazione religiosa o etnica. L’aiuto è rivolto a chiunque ne abbia bisogno, nel riconoscimento della dignità di ogni persona come creatura di Dio.

Per le nostre chiese europee, spesso immerse in contesti relativamente stabili, queste esperienze rappresentano una testimonianza forte di cosa significhi vivere una fede profondamente incarnata nella realtà.

Una fede che distribuisce cibo quando le famiglie non hanno più nulla.

Una fede che crea spazi sicuri per i bambini.

Una fede che continua a credere nella dignità umana anche quando tutto sembra negarla.

Sapere che una delle persone incontrate solo pochi giorni prima oggi vive sotto le bombe rende tutto questo ancora più reale.

E forse proprio per questo ancora più urgente: raccontare, pregare, sostenere.

Perché anche nei luoghi più segnati dal conflitto continuano a esistere comunità che scelgono, ostinatamente, di servire la vita.

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