Non dimenticare quello che succede in Iran

Maryam K., iraniana, vive in Italia da 11 anni. Ci racconta di essere arrivata nel nostro paese per motivi di studio e per costruirsi una vita più libera e sicura. «L’Italia mi ha accolto e mi ha dato la possibilità di studiare e lavorare, qualcosa che purtroppo per molti giovani in Iran è diventato…

Non dimenticare quello che succede in Iran

13 Marzo 2026

by Marta D'Auria

A colloquio con Maryam, donna iraniana arrivata in Italia per motivi di studio e per costruirsi un futuro più sicuro

Maryam K., iraniana, vive in Italia da 11 anni. Ci racconta di essere arrivata nel nostro paese per motivi di studio e per costruirsi una vita più libera e sicura. «L’Italia mi ha accolto e mi ha dato la possibilità di studiare e lavorare, qualcosa che purtroppo per molti giovani in Iran è diventato sempre più difficile a causa della situazione politica e della mancanza di libertà».

 

Da alcuni mesi seguiamo le proteste che hanno coinvolto molte città e sono state represse con violenza dalle forze di sicurezza iraniane, con arresti di massa e numerosi morti tra i manifestanti. Cosa hanno rappresentato le manifestazioni per la popolazione iraniana?

«Hanno rappresentato qualcosa di molto profondo per il popolo iraniano. Non erano solo proteste politiche, ma un grido di dignità, libertà e giustizia. Molte persone, soprattutto giovani e donne, sono scese in piazza sapendo di rischiare la vita. Migliaia sono state arrestate e molte sono state uccise. Questo dimostra quanto forte sia il desiderio di cambiamento nella società iraniana».

Negli ultimi giorni la situazione in Iran è peggiorata con gli attacchi militari di Usa e Israele. Come ha reagito alla notizia? Crede che questo intervento possa aiutare o peggiorare la situazione del popolo iraniano?

«La mia prima reazione è stata di grande preoccupazione per il popolo iraniano. Ogni guerra porta sofferenza ai civili. Allo stesso tempo, molti iraniani sono consapevoli che il problema principale è il regime che da decenni reprime il proprio popolo. La speranza di tanti è che la pressione internazionale possa indebolire questo sistema e aprire la strada a un cambiamento reale.

Quello che gli iraniani desiderano è libertà, diritti e la possibilità di decidere il proprio futuro».

Ha parenti o amici che vivono in Iran o in altre zone del Medio Oriente? Riesce a sentirli? Come stanno affrontando questo momento?

«Sì, ho parenti e amici in Iran. Cerco di restare in contatto con loro quando è possibile, anche se non è sempre facile. Molti vivono con paura e incertezza. La situazione economica è molto difficile e la repressione politica rende la vita quotidiana pesante. Nonostante tutto, il popolo iraniano ha una grande forza e continua a sperare in un futuro migliore».

Che futuro immagina per l’Iran? Pensa che il regime possa davvero cambiare?

«Io sogno un Iran libero, democratico e in pace con il mondo. Un paese dove le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini, dove nessuno venga perseguitato per le proprie idee o per il proprio modo di vivere.

Il popolo iraniano ha una storia e una cultura straordinarie. Credo che prima o poi arriverà un cambiamento, perché la società iraniana è molto più moderna e aperta di quanto il regime voglia mostrare».

 

In che modo possiamo sostenere il popolo iraniano?

«La cosa più importante è non dimenticare quello che succede in Iran. Parlare dei diritti umani, sostenere la libertà di espressione e dare voce agli iraniani che chiedono cambiamento. La solidarietà internazionale, anche morale, è molto importante per chi lotta per la libertà».

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