Perchè bisogna votare NO il 22 e 23 marzo

La formaLa prima cosa che bisogna avere presente è che la riforma della giustizia non servirà in alcun modo ai cittadini. I magistrati, sia civili che penali, continueranno a fare il loro lavoro senza che vi sia una qualche possibilità di velocizzare l’attività, anzi. In questo periodo di quasi quattro anni di lavoro la Presidente…

La forma
La prima cosa che bisogna avere presente è che la riforma della giustizia non servirà in alcun modo ai cittadini. I magistrati, sia civili che penali, continueranno a fare il loro lavoro senza che vi sia una qualche possibilità di velocizzare l’attività, anzi. In questo periodo di quasi quattro anni di lavoro la Presidente del Consiglio non ha mai provveduto ad aumentare i magistrati, aumentare i cancellieri, velocizzare le attività informatiche, assumere altro personale di segreteria e via dicendo. Sarebbe stato necessario spendere denaro, e questo la Presidente non lo ha mai voluto fare.


La riforma infatti non incide sulla giustizia di tutti ma solo sulle carriere dei magistrati. In che modo? In questo momento abbiamo un unico organo di controllo della magistratura, il Consiglio Superiore della Magistratura, composto dal Presidente della Repubblica che funziona da garante, e poi in prevalenza da magistrati, ma anche da personaggi di grande rilievo culturale e sociale (avvocati e professori universitari), che organizzano la magistratura, ne stabiliscono le carriere e le disposizioni, e soprattutto esercitano il potere disciplinare. Questo organismo fu creato con grande sforzo ed impegno dai Costituenti, con ben due anni di lavoro, per ottenere un organismo che da un lato fosse garanzia di autonomia della magistratura come terzo potere dello Stato, in modo che non fosse condizionata da nessuno se non dalla legge, e nel contempo fosse garante di disciplina e serietà nel momento in cui si dovevano giudicare i magistrati.

La legge che ci viene adesso chiesto di confermare o respingere invece divide in due il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e ne forma uno composto solo da giudici e uno composto solo da pubblici ministeri, per tutte le attività che riguardano solo i giudici o i pubblici ministeri, e per la disciplina crea una Corte Suprema di giustizia, di cui non conosciamo assolutamente nulla, né quanti membri avrà né chi ne farà parte, che deciderà sulle questioni disciplinari. Mentre fin’ora i magistrati, se non avevano una sentenza a loro favorevole potevano ricorrere alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, da a desso in poi potranno solo ricorrere alla stessa Corte Suprema che li ha giudicati la prima volta.

I problemi
In primo luogo i pubblici ministeri vengono separati dai giudici perdendo così il senso dell’equilibrio della giustizia e rimarranno una specie di categoria a parte, una sezione speciale, che risponderà prevalentemente al Ministro della Giustizia e sarà condizionata dalla polizia. Va inoltre tenuto presente che in parlamento è giacente da più di due anni una proposta di legge della destra che chiede di togliere ai PM l’obbligatorietà dell’azione penale e la sottoposizione agli ordini del Ministro della Giustizia che potrà stabilire quali reati saranno perseguibili e quali no. In questo modo il PM perderebbe interesse a cercare la verità, ma avrebbe solo interesse ad ottenere una condanna. Inoltre, se l’imputato ha denaro sufficiente per pagarsi un avvocato che faccia le indagini per suo conto non avrà problemi, ma se non dovesse averlo (e in generale non ce l’ hanno), non potrà più difendersi. Questo sistema renderà la giustizia più favorevole ai ricchi e faciliterà l’evasione dalle norme che tutelano in primo luogo il denaro pubblico, come negli USA.


In secondo luogo i due consigli, che costano allo Stato circa cinquanta milioni l’anno e verrebbero quindi a costarne almeno centocinquanta (per due Consigli più la Suprema Corte) sarebbero indeboliti e impoveriti dalla mancanza del potere disciplinare che loro compete.

Infine il potere disciplinare. Se non potrà essere esercitato secondo la legge (e solo secondo la legge), non avrà più la forza della sanzione, ma potrà essere utilizzato a seconda degli interessi che la parte politica (vale a dire la maggioranza) vorrà o dovrà difendere e divenire un potere persecutorio.

Evito di sottolineare le ulteriori difficoltà cui andrebbe incontro la magistratura se la riforma passasse. Mi preme invece fare presente che una riforma costituzionale che interessa ben sette articoli della Costituzione (devono infatti essere modificati anche articoli che riguardano il Presidente della Repubblica e vari altri), e che è stata espressione di un ragionamento approfondito e consapevole dei nostri Costituenti, può certamente, e deve essere riformata, con un lavoro che coinvolga maggioranza e opposizione e che porti ad un cambiamento reale, che coinvolga la vita dei cittadini.

Questo cambiamento invece, passato senza alcuna discussione in Parlamento perché la maggioranza ha messo la fiducia sulle norme, non rispecchia in alcun modo la crisi che certamente sta attraversando la magistratura e soprattutto la società che, come ho già detto, non risentirà in alcun modo di questi cambiamenti.

La Costituzione è certamente emendabile, soprattutto in periodi come questo, ma il cambiamento va affrontato con serietà e con la consapevolezza che la norma fondamentale dello Stato non può essere cambiata a colpi di maggioranza e opposizione ma con coerenza e apertura di tutte le parti in causa. Per questo, vi invito a votare NO.

Marta Torcini

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