Trump e pastori, polemiche sulla preghiera

Un gruppo di pastori evangelici fa da cornice a Donald Trump, assiso…

Un gruppo di pastori evangelici fa da cornice a Donald Trump, assiso nello Studio ovale. L’immagine, dai toni quasi caravaggeschi, vede una quindicina di protagonisti con le mani alzate o posate sul presidente, gli occhi chiusi e un atteggiamento di preghiera.

Era inevitabile che una vicenda simile facesse discutere per le reminiscenze che porta con sé. Sui giornali ci si è chiesti se la religione, o la fede, possano trovare cittadinanza nel luogo simbolo del potere temporale, senza per questo richiamare esperienze passate non troppo rassicuranti. E non solo per una questione di laicità dello Stato, ma di relazioni tra sfere diverse, distinte, che storicamente hanno dimostrato di fare fatica a convivere.

La vicenda, però, offre anche un interessante risvolto di carattere comunicativo. Il video diffuso in rete – pare giusto sottolinearlo – è stato girato dallo staff di Trump, evidentemente con uno scopo. Non si è trattato di un’operazione illegale: Trump è libero di pregare con chi vuole e di invitare alla Casa Bianca chi desidera, non a caso diversi pastori sono ospiti fissi a Pennsylvania Avenue. Può farlo anche nello Studio ovale, ovviamente, se lo ritiene utile e opportuno.

La questione è se abbia senso esibire questo invito e queste frequentazioni come una medaglia, dato che il vangelo ci incoraggia a evitare di farne uno spettacolo.

E, in quest’ottica, non è chiaro se i giornali nazionali abbiano visto con maggiore perplessità il gesto – si sa, certi opinionisti criticherebbero Trump per qualsiasi cosa – o la sua esibizione.

Il messaggio di quell’immagine è comprensibile e, alla fine, biblico: un gruppo di pastori che prega per le massime autorità in un momento storico critico. Il problema è la cornice, che ha tradotto il messaggio di fede in una testimonianza discutibile: la preghiera per il presidente rischia di veder passare in secondo piano il suo contenuto – l’invocazione – e di rimanere negli annali per il contorno.

Il risultato può far comodo a Trump, ma viene da chiedersi quanto torni utile al movimento evangelico: se pregare per le autorità (qualunque autorità) è sacrosanto, conservare un equilibrio è doveroso, specie in un frangente storico in cui ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio rischiano di venire equivocati o, peggio, strumentalizzati.

Trump non è il primo e non sarà probabilmente l’ultimo presidente a circondarsi di leader spirituali: lo stesso Billy Graham, per decenni, ha offerto conforto e consiglio ai presidenti in carica. Raramente, però, lo ha fatto in mondovisione.

foto: tgcom24.mediaset.it

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