La buona novella. La parità passa anche dai seggi

Lunedì mattina, sono ancora in corso le votazioni per il referendum, e in ufficio viene naturale rievocare le nostre esperienze da scrutatori. Comuni piccoli o grandi, montani o urbani, la storia è sempre più o meno quella: le lunghe giornate ai seggi, le formalità da adempiere, i conti che non tornano, le piccole assurdità di…

La buona novella. La parità passa anche dai seggi

27 Marzo 2026

by Sara E. Tourn

La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie

Lunedì mattina, sono ancora in corso le votazioni per il referendum, e in ufficio viene naturale rievocare le nostre esperienze da scrutatori. Comuni piccoli o grandi, montani o urbani, la storia è sempre più o meno quella: le lunghe giornate ai seggi, le formalità da adempiere, i conti che non tornano, le piccole assurdità di un sistema un po’ anacronistico… Ma, al di là di tutto, esperienze positive, che fanno sentire importanti, specie quando si è giovani, e fanno sentire il sapore della partecipazione democratica, vista da entrambe le parti, di elettori e “ingranaggi della macchina” (a cui se ne aggiunge una terza, se si è pure candidati!).

Un sapore che, dopo anni di contrazione delle affluenze, si è tornato a sentire, con una percentuale insolitamente alta di votanti, il 58%. E già questa sarebbe una buona notizia.

Ce n’è poi un’altra, di cui la maggior parte dei votanti probabilmente non si è accorta (anche perché è notizia di quasi un anno fa): dallo scorso giugno i registri divisi per sesso sono stati sostituiti da registri unici o divisi per lettera (A-L, M-Z). Dopo un primo tentativo nel 2024, si è arrivati all’approvazione della legge 72 del 15 maggio 2025, che aggiorna il Testo unico delle norme per la disciplina dell’elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali.

Già prima alcuni Comuni come Bologna, Trieste, Udine avevano adottato i nuovi registri alfabetici, ora è legge per tutti. Questa piccola rivoluzione ne accompagna un’altra, la rimozione del cognome del marito apposto al proprio, nell’identificazione della donna, coniugata o vedova. Infine, il 17 febbraio 2026, arriva la sentenza 3534 della I sez. Civile della Corte di Cassazione, che stabilisce che anche nella tessera elettorale le donne coniugate devono essere identificate solo con il proprio nome e cognome.

Sembrano dettagli, ma in una società che continua a “cancellare” le donne in tutti i modi, la parità passa anche da qui…

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