Libertà religiosa. Torino laboratorio apripista per il pluralismo

Roma (NEV), 1° aprile 2026 – Ieri a Torino, presso il Sermig – la “cittadella della solidarietà e gratuità” come l’ha definito nei saluti iniziali Francesco Antonioli – è stata presentata la nuova legge regionale sulla memoria dei fatti del 1848. Si tratta della legge approvata all’unanimità a febbraio in Piemonte per l’istituzione, il 17 […]

Roma (NEV), 1° aprile 2026 – Ieri a Torino, presso il Sermig – la “cittadella della solidarietà e gratuità” come l’ha definito nei saluti iniziali Francesco Antonioli – è stata presentata la nuova legge regionale sulla memoria dei fatti del 1848. Si tratta della legge approvata all’unanimità a febbraio in Piemonte per l’istituzione, il 17 febbraio, della “Giornata della memoria delle regie patenti”, ricorrenza che celebra le Lettere Patenti del 17 febbraio 1848, firmate da Re Carlo Alberto, che riconobbero diritti civili e politici a valdesi e, qualche settimana dopo, agli ebrei, ponendo fine a secoli di discriminazione.

(In fondo alla pagina, il link alla registrazione integrale del convegno di presentazione)

Nel corso della presentazione si è parlato, fra l’altro, di pluralismo religioso e minoranze. La promotrice nonchè prima firmataria Monica Canalis ha aperto i lavori.

“È una legge che nasce dalla storia del Piemonte, che lungo i secoli ha attraversato dolore e discriminazione – ha detto Canalis -. Una legge che vuole portare conoscenza storica e riconciliazione, improntata al rispetto di tutte le persone che vivono qui. È frutto di un gioco di squadra, con un percorso tortuoso di oltre un anno”. Canalis ha scelto di raccontarla con quattro parole: radici, dolore, rispetto, politica. Si tratta insomma di “Un cammino di inclusione. L’appartenenza religiosa ha suscitato conflitti sanguinari, segregazione, divisione e discriminazione. Pensiamo che nel solo 1686 in Piemonte furono uccisi diecimila valdesi. E poi la macchia delle leggi razziali, delle deportazioni e delle uccisioni degli ebrei. Ricordiamo che ebrei e valdesi, fino al 1848, non avevano diritti civili e politici. C’è un prima e c’è un dopo il 1848: è da lì che inizia un cammino che include e riconosce”.

Questa legge, ha detto ancora la Consigliera, “è rappresentativa della democrazia piemontese: viene dal Consiglio, ed è stata proposta da una minoranza”. La libertà religiosa, ha ricordato ancora, è un diritto umano fondamentale, di qualunque confessione si tratti. “Difenderla vuol dire concorrere alla pace e alla convivenza tra le persone, difendere la non confessionalità delle istituzioni e lanciare un segnale che va oltre i confini regionali. Una legge che include tutte le componenti e si spinge anche oltre, verso quei paesi dove la libertà religiosa non è garantita”.

Contro le radicalizzazioni religiose — anche cristiane — occorre ragionare su un equilibrio tra fedi e politiche, ha poi concluso: “Un piccolo tassello, sulla strada dell’amicizia reciproca e della pace”.

Il titolo originario faceva riferimento all’istituzione di una giornata regionale “per la libertà di coscienza, religione e pensiero”: forse troppo audace. Tuttavia, da più parti, è stato sottolineato come in Italia sia ancora assente, ma necessaria, una Legge quadro sulla libertà religiosa.

Alla presentazione della nuova legge regionale hanno partecipato, moderati dal giornalista Francesco Antonioli, anche l’onorevole Valdo Spini, il costituzionalista Giovanni Boggero, il presidente del Comitato Interfedi Valentino Castellani, il presidente della Comunità ebraica Dario Disegni, la sociologa Stefania Palmisano, la presidente della Fondazione Centro culturale valdese Bruna Peyrot, il pastore Giuseppe Platone e il presidente del Concistoro di Torino Sergio Velluto.

“Il Piemonte continua ad essere un faro del dialogo e dello stato di diritto, tramite l’istituzione di una giornata regionale, ogni 17 febbraio, per fare memoria dei fatti del passato e sensibilizzare ai valori della convivenza e della tolleranza” si legge nella nota stampa, che continua: “Durante la presentazione è emersa con forza l’importanza del dialogo tra le religioni e del confronto tra la religione e la politica, per rafforzare il diritto e il valore della libertà religiosa, in un’epoca caratterizzata dal post secolarismo e dal ritorno delle guerre di religione. Le religioni possono essere attori di pace e di convivenza, nel pluralismo e nel rispetto delle diversità, svolgendo un ruolo di coesione comunitaria e non solo di introspezione privata”.
L’auspicio è che “buone pratiche come il comitato Interfedi del comune di Torino si estendano ad altri Municipi e che la legge piemontese incoraggi una iniziativa legislativa parlamentare sul tema della libertà religiosa”.


L’iter nazionale per una giornata della libertà religiosa il 17 febbraio

L’idea di questa data per celebrare la libertà religiosa non è nuova. Nel 2006, in un convegno dell’Associazione evangelica “Più dell’oro”, venne lanciata la proposta di una giornata nazionale della libertà di coscienza, religione e pensiero. A sollecitare un’iniziativa parlamentare fu il pastore Giuseppe Platone. Valdo Spini presentò il disegno di legge alla Camera il 30 gennaio 2008; Lucio Malan ne presentò uno al Senato. Entrambi finirono in un cassetto. La proposta fu ripresa anche successivamente, ma sempre senza esito. Il tema si intreccia con quello, ancora più urgente e irrisolto, di una legge quadro sulla libertà religiosa, da anni proposta anche dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Per chi è privo di Intesa con lo Stato, fra cui diverse chiese cristiane pentecostali, ortodosse ed evangeliche, ma anche sikh, bahá’í e musulmani, resta tuttora in vigore la legge fascista del 1929-30 con conseguenti disparità nella tutela di un diritto fondamentale.

In questo vuoto, la Legge regionale piemontese del febbraio 2026 rappresenta un segnale concreto, in quello che è stato definito “laboratorio di pluralismo”, laddove il Parlamento nazionale non è ancora riuscito ad arrivare.

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