Si Salvatti chi può! Viaggio semiserio tra i tic di un’Italia che ci fa disperare (e innamorare)

Avete presente quella sensazione di leggero prurito alle mani quando, in autostrada, qualcuno mette la freccia a sinistra e poi gira a destra? O quando la fila alla cassa del supermercato, da retta e civile, si trasforma improvvisamente in una formazione a testuggine romana dove vince chi ha il gomito più appuntito? Ecco, se vi…

Avete presente quella sensazione di leggero prurito alle mani quando, in autostrada, qualcuno mette la freccia a sinistra e poi gira a destra? O quando la fila alla cassa del supermercato, da retta e civile, si trasforma improvvisamente in una formazione a testuggine romana dove vince chi ha il gomito più appuntito? Ecco, se vi sentite chiamati in causa, respirate profondamente: non siete soli. A metterci lo specchio davanti ci pensa Matteo Salvatti con il suo nuovo libro, “Si Salvatti chi può. 201 cose insopportabili di noi italiani” (Roma, Castelvecchi, 2026, euro 20).

Lo avevamo lasciato nel 2024 a filosofeggiare sulle vette di “Lustro. Una teoria sull’amore” (Perugia, Midgard, 2024, euro 12) ma Salvatti è uno che non sta mai fermo. Con trent’anni di carriera alle spalle – ha iniziato a firmare pezzi a 14 anni, praticamente quando i suoi coetanei decidevano se farsi il motorino – l’autore ha deciso di scendere dalla cattedra erudita dei suoi saggi precedenti per mescolarsi alla folla.

Questo libro è il risultato di un appostamento degno dei servizi segreti americani. Salvatti ha scrutato aeroporti, uffici postali, spiagge e social con un’attenzione maniacale. Il risultato? Un catalogo di 201 “delizie” nostrane che ci rendono unici (e talvolta irritanti). 

«All’estero fanno la fila indiana? Noi facciamo quella orizzontale e litighiamo pure», racconta ridendo. Per non parlare del calore improvviso che ci assale quando incontriamo un conoscente lontano da casa: un tizio che a Milano a malapena salutiamo, a New York diventa magicamente il nostro “migliore amico di sempre” da abbracciare con vigore.

Ma per capire un libro così, bisogna sbirciare nella vita di chi l’ha scritto. E Matteo Salvatti è un personaggio che sembra uscito da un romanzo di costume. È un uomo di contrasti: fuma la pipa o il sigaro a seconda dell’umore, ma inizia la giornata con un litro di acqua tiepida bevuto tutto d’un fiato (per togliersi il pensiero, dice lui). Soffre di insonnia cronica, ma ha la memoria eidetica: potrebbe ricordarvi un dialogo di vent’anni fa parola per parola o elencarvi la sua sterminata collezione di cravatte a righe orizzontali.

C’è qualcosa di mistico e di profondamente umano in lui: porta al dito una reliquia di San Domenico Savio, prega sull’inginocchiatoio in camera, ma al polso sfoggia i braccialetti di plastica dei villaggi turistici. È uno che scrive un editoriale in 10 minuti, ma è capace di passarne venti ore a correggere una singola virgola. Uno che ha chiesto alla futura moglie, come biglietto da visita: “Dammi una ragione valida per cui noi non ci si debba sposare”. A quanto pare, non l’ha trovata.

Nonostante i successi, Salvatti non si ferma. Sta già lavorando a un progetto a quattro mani con una nota influencer per dividere il mondo in categorie (Vasca o doccia? Lettori di bugiardini o temerari del farmaco?). E nel cassetto? Due romanzi che aspettano il “cesello” finale, perché per lui la narrativa è una cosa seria, quasi manzoniana.
In un’epoca di volti che passano veloci sullo schermo, Salvatti ci ricorda con i suoi aforismi che “Il volto della storia è la storia dei volti”. E forse, leggere le nostre piccole insopportabili manie è il modo migliore per riscoprirci umani, imperfetti e, nonostante tutto, tremendamente simpatici.

Se vi sentite pronti a ridere di voi stessi (mentre imprecate contro quello che vi ha rubato il parcheggio), questo è il libro da tenere sul comodino. O da lanciare contro qualcuno, se proprio non ce la fate più.

Rutilio Namaziano

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