L’Ultima pecora – Italiano 

C’è una storia nella Bibbia che conosciamo bene…È la storia di una famiglia che deve fare un viaggio per rispettare un dovere di bravi cittadini. Ma questa famiglia sta anche aspettando un grande dono d’amore: l’arrivo di un bebè! Luca 2: 1-7 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augu...

C’è una storia nella Bibbia che conosciamo bene…
È la storia di una famiglia che deve fare un viaggio per rispettare un dovere di bravi cittadini.

Ma questa famiglia sta anche aspettando un grande dono d’amore: l’arrivo di un bebè!

Luca 2: 1-7
In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città.
Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Questa nascita così tenera, in un luogo così umile, non sembrerebbe essere una notizia tanto importante.
Eppure, c’è qualcuno che viene a sapere molto presto di questa nascita.

E tra questi, c’è un gruppo davvero particolare

Luca 2: 8
In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.

Già, le pecore….
Le pecore dormono beate, ma una luce forte e improvvisa le sveglia di colpo.

Luca 2: 9
E [ecco] un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore.

Tutte le pecore vanno allora verso le tende dei pastori, ma quando arrivano non li trovano, e gridano spaventate:

“Ecco, i pastori ci hanno abbandonato perché non ci vogliono più bene. E ora siamo sole…”

Ma cosa è successo, davvero? Beh, i pastori devono essere andati via quando le pecore dormivano, magari quando è venuta quella gran luce.

Luca 2: 15-16
15 Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere». 16 Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; 

Una delle pecore fa un bel respiro e dice: “Voglio scoprire cosa è successo!”

E lasciato il pascolo, incontra presto una grossa capra che le racconta: “Stanotte è nato un bebè speciale, che farà grandi cose nella sua vita! Quella luce è il segno della grande gioia per questa novella!”

Che notizia! Quando la pecora ritorna le altre sono curiose, e lei fa la furbetta: “Io so cosa è successo stanotte, ma non dico niente….”

Alla fine però racconta la storia, e sentendo parlare di un bebè le pecore sono entusiaste: “Andiamo a vederlo!”

Le pecore si sistemano in fila per due, ognuna ricordandosi chi ha di fianco, e si mettono in cammino per andare a vedere il bebè.

La grande luce continua a brillare nel cielo, e le pecore salgono di buon passo verso il villaggio dove sanno che tutti gli uomini abitano. 

A un certo punto però, superata una curva, il gregge si ferma: per proseguire bisogna attraversare un bosco fittissimo.

La discussione è animata: “Che facciamo? Chi va avanti per prima?”

Intanto una pecora si è distratta prima della curva e ha preso un’altra strada. Incontra allora un bue, e si mette a chiacchierare.

Dice il bue: “Non dovete andare al villaggio. Il bebè è nato in una baracca dietro la discarica.”

Bisogna avvisare subito le altre pecore.

“Ferme! Stiamo andando nella direzione sbagliata! Bisogna andare alla discarica.”

“Alla discarica?? Che schifo! Vabbè, andiamo subito là.”

Per far più in fretta devono però attraversare un fiume… Beh, non c’è molta scelta, bisogna nuotare: le pecore si tuffano, sgambettano, ma arrivano sull’altra sponda. Una è più furba delle altre, e ha attraversa un ponticello. E qui incontra un asino, che le dice: “Io ho visto il bebè. C’è un sacco di gente in fila che gli porta dei bellissimi regali.”

Già: IL REGALO! “Dobbiamo pensare a un regalo da portare al bebè!”

Inizia un’altra discussione…

Una pecora però, quella che arriva sempre per ultima e vuole sempre avere l’ultima parola, non sopporta più tutte queste discussioni e prende una decisione: ”Io me ne torno al pascolo. Non mi interessa di questo bebè, andateci voi!”

Aaahh, che soddisfazione! La pecora tornata al pascolo sale su una roccia e dice: “Il pascolo tutto per me. Sola e libera!”

La soddisfazione dura poco però… All’improvviso la pecora sente un ringhio e vede due lupi! 

“Non aver paura di noi!”

Lei non risponde e rimane immobile, è spaventatissima. I lupi sono furbi, stanno cercando il bebè per conto del re, e quello non scherza!

Matteo 2: 1-2, 7-8
Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».
Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo».

Provano allora a imbrogliare la pecora: “Abbiamo sentito dire che è nato un bebè importante, magari tu ci puoi aiutare a trovarlo, vorremmo salutarlo…”

Mentre la pecora è presa ad ascoltare, uno dei lupi si avvicina. Lei lo vede, ma non sa cosa fare… Ormai il lupo sta per arrivare… Allora la pecora grida: “LA bebè la trovate nelle baracche dietro la discarica!”

LA bebè?? La discarica?? I lupi non capiscono: “Noi cerchiamo un bimbo, e dobbiamo trovarlo in fretta. Questa pecora ci fa perdere solo tempo!”

E se ne vanno, ma la pecora non sa che fare. E’ sola… Poi all’improvviso … sente delle voci che conosce, quelle delle sue compagne!

“Ma siete tornate per me!”

“Certo, ti vogliamo bene, e alla discarica ci si va tutte insieme!”

“E per il regalo cosa avete deciso…?”

“Abbiamo pensato di dedicare al bebè una bella canzone!”

Finalmente arrivano alla discarica e sono pronte a cantarla: lì, però, non trovano nessuno, la festa è finita e la mangiatoia è vuota. Il bebè e la sua famiglia sono andati via….

Matteo 2: 13-14
13 Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire». 14 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. 

“Che peccato….”

La pecora che era scappata è la più dispiaciuta: “E’ tutta colpa mia, non me lo perdonerò mai!”

D’altra parte, incontrando tre cammelli che erano rimasti lì alla discarica, vengono a sapere che il bambino, un bel maschietto, è davvero speciale, ma alla festa c’era troppa confusione e troppi personaggi strani, dunque era meglio che la famiglia lo tenesse al sicuro. 

“Dai, non importa, alla fine stiamo tutte bene e abbiamo passato una notte che ricorderemo per sempre. Torniamo a casa, al pascolo.”

Le pecore tornano dunque al pascolo, e lì hanno un’altra grande sorpresa… I pastori sono tornati!

Luca 2: 20
20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.

Erano preoccupati perché non vedevano le pecore: corrono loro incontro, le abbracciano e le accarezzano, e per ciascuna di loro hanno pronto un bel sacchetto di dolcetti! La solita pecora dice l’ultima parola di questa grande avventura:

“Io l’ho sempre detto: questa storia finirà bene! Dai, cantiamo lo stesso la nostra canzone: il bebè è uno speciale, la sentirà anche da lontano!”

Beh, la storia delle pecore sarà anche finita, ma in quella notte ce n’è un’altra che forse è appena iniziata…

Predicazione in italiano

Un gregge di pecore ci ha insegnato molto.

Ci ha insegnato che cosa vuol dire aspettare, che anche se si è impazienti e non si può stare fermi si aspetta, immaginando qualcosa e nell’aspettare succede qualcosa di speciale, si imparano molte cose.

Il gregge di pecore ci insegna che l’aspettativa può essere delusa, può essere.

È la storia di un bimbo che è venuto al mondo inatteso per il papà e la mamma, per i quali era un po’ presto, e molto atteso da tantissime persone e da un intero gregge di pecore che hanno fatto dei viaggi più o meno lunghi per arrivare a vederlo.

È la storia di una nascita straordinaria, di un evento miracoloso, eppure scontato e naturale come la nascita di un bambino: il figlio di Dio non arriva direttamente dal cielo ma cresce nella pancia di una donna, viene dalla mamma proprio come tutti i bambini e le bambine.

È la storia di quei cammelli, asini e pecore che insieme a tanti altri esseri umani hanno raccontato di Gesù, di come lo immaginavano, di come lo aspettavano e di come in effetti è stata la sua venuta nel mondo. 

È la storia che ci tiene uniti non soltanto a Natale ma ogni domenica: Gesù è venuto al mondo perché Dio fosse più presente nel mondo, perché fosse più vicino all’umanità tutta, anche a quelli che mordono, anche a quelli che sono sporchi e puzzano. Non è venuto come se lo aspettavano, ma in un posto miserabile, un posto dove si può essere del tutto invisibili. Eppure Gesù non era invisibile e molti hanno fatto un viaggio per andare a vedere.

Non le pecore che abbagliate non hanno ricevuto l’annuncio. Questa storia di peripezie di un piccolo gregge di pecore ci dice che senza l’annuncio è difficile trovare Gesù, lo si aspetta senza sapere bene cosa si aspetta. Nel percorso delle pecore abbiamo imparato qualcosa per camminare verso Dio: nessuno rimane indietro, nessuna persona, nessuna pecora. Tutte le pecore hanno il desiderio di arrivare a Gesù, ma tutti e tutte insieme nonostante la grande preoccupazione che la pandemia ci porta oggi, non solo per le nostre vite, ma anche per le periferie del nostro mondo che la pandemia ha svelato ancora più.

Il racconto che i bambini e le bambine della Scuola Domenicale ci hanno offerto oggi è tratto da un libro, L’ultima pecora di Ulrich Hub con i disegni di Georg Muehle, che intreccia almeno due racconti biblici per dirci due cose:

Gesù può essere inatteso e sorprendente come un bimbo per un gregge di pecore che si aspetta una femmina o comunque qualcosa di speciale e si ritrova davanti ad un bambino come tutti gli altri.

Gesù è il vero dono che abbiamo ricevuto a Natale, perché con lui è nata una grande speranza che illumina la notte più buia. Ecco perché da questa buona notizia nessuno, nemmeno la pecora più scansafatiche, e odiosa è esclusa.

Amen.

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