“Addio” a 1200 Comuni montani

3417 Comuni montani, 8,5 milioni di persone, 147.000 km quadrati; 645 parzialmente montani, 11 milioni e 39.000 km quadrati; 3839 non montani, poco meno di 40 milioni di abitanti, 114.000 km quadrati di territorio.

“Addio” a 1200 Comuni montani

23 Dicembre 2025

by Samuele Revel

La Legge Calderoli declassa molti enti locali dal loro status; rimangono però alcune agevolazioni

3417 Comuni montani, 8,5 milioni di persone, 147.000 km quadrati; 645 parzialmente montani, 11 milioni e 39.000 km quadrati; 3839 non montani, poco meno di 40 milioni di abitanti, 114.000 km quadrati di territorio.

Questi i dati che connotavano l’Italia prima della legge Calderoli che riguarda la ridefinizione, con la modifica dei criteri, dei Comuni montani.

Con la nuova legge 1200 enti locali perderanno questo status. Di questi 114 circa solo in Piemonte.

I nuovi criteri introdotti sono quelli della superficie e della pendenza (l’ente deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza). Un altro parametro è quello dell’altimetria media che deve essere superiore ai 500 metri. Infine un terzo criterio prevede un’altimetria media più bassa ma che consenta di considerare montani anche quei Comuni che sono interamente circondati da territori che rispettano i primi due criteri.

Forti voci contrarie si sono levate da più parti politiche, soprattutto dai Comuni appenninici, i più coinvolti da questa nuova legge.

«I danni più gravi riguardano le province del VCO, Cuneo e Asti, ma anche in provincia di Torino ci sono tantissimi comuni che restano fuori (a mero titolo di esempio Castellamonte, Pertusio, Prascorsano, San Colombano Belmonte, Valperga, Rivara, Levone, Fiano, Cumiana, Sangano, Frossasco, San Secondo di Pinerolo).

Questa nuova classificazione causerà molti problemi ai comuni esclusi e anche tanta incertezza giuridica sulla composizione delle Unioni montane. La Giunta Cirio deve assumere una posizione netta a tutela delle nostre terre alte.

L’austerity del governo Meloni non può essere pagata dalle aree interne!

Non si può fare spending review sulla pelle dei territori più periferici e svantaggiati.

Le peculiarità territoriali della nostra montagna devono essere valorizzate e non mortificate» sostengono Monica Canalis e Alberto Avetta (Pd Regione Piemonte).

Anche Uncem si è espressa sulla questione, che è “pane per i suoi denti”, puntando soprattutto il dito sulla mancanza di coinvolgimento e sull’importanza di non creare divisione fra i vari territori montani.

«Uncem da vent’anni dice che il Paese non ha bisogno di nuove classificazioni. Togliere oggi Roma e vedere oggi inserite Reggio Calabria o Varazze, Cuneo o Biella, ha veramente poco senso. Avere univochi parametri per Alpi e Appennini, per mezzogiorno e settentrione è assurdo. Come è assurdo e dannoso considerare la “vera montagna” nelle Alpi e “aree interne” gli Appennini. Abbiamo sentito anche questa cosa stupida. Togliendo di mezzo ogni banalità, Uncem ribadisce un concetto istituzionale: sulla classificazione dei Comuni montani occorre evitare ogni scontro, frammentazione, divisione. Non possiamo permetterci rotture, difficoltà di dialogo, muri. Per questo Uncem dice da vent’anni che le classificazioni dei Comuni montani, con parametri uguali in tutto il Paese, non servono. Allora, come oggi. Evitiamo di dividere i territori, e i Sindaci. Concentriamoci sulle sfide e sulle opportunità vere.
Uncem negli ultimi tre mesi non è stato coinvolto nella stesura del decreto sui Comuni montani. Grave errore voluto da alcuni. Forse perché, da un anno e mezzo diciamo che non va fatto quell’elenco. E così, meglio escluderci. Noi i ponti e le reti le facciamo. Le stendiamo oggi verso il Ministero e chiediamo alle forze politiche di lavorare insieme, all’opposizione in Regione di agire con l’Assessorato per trovare nuove soluzioni alla classificazione, per investire ancor meglio le risorse economiche, per evitare scontri e incomprensioni. Dialogo sempre. È la regola di un buon Sindacato, quale prova a essere Uncem».

Resta il fatto che la nuova legge non dovrebbe interferire con gli aspetti, soprattutto economici, a diretta gestione regionale.

«La nuova classificazione dei Comuni non incide sugli Enti e sui territori che possono far parte (già ne fanno parte e ne faranno parte in futuro) di Comunità montane, Unioni montane, Comunità di Montagna. Precisiamo che ogni classificazione regionale, ogni riferimento regionale a precedenti classificazioni nazionali dei Comuni montani, per qualsiasi provvedimento di natura regionale (anche per l’assegnazione di risorse, premialità di bandi, inserimento di Comuni in Enti sovracomunali, stanziamenti di Fondi ATO alle Unioni montane, valorizzazione del pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali) non viene messo in dubbio dalla nuova classificazione nazionale dei Comuni montani. 

Si ricorda, infatti, che ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, la materia degli interventi a favore delle zone montane rientra tra le competenze legislative residuali delle Regioni» conclude Uncem.

Vai all'articolo su Riforma.it


Riformait

196 مدونة المشاركات

التعليقات