Pregare nel disordine del mondo

di Anna Maffei   Giorno nuvoloso e ventoso. Un po’ di sole non rinuncia a farsi vedere di tanto in tanto fra le nuvole dense. È il 3 gennaio 2026. I pensieri di attorcigliano in noi disordinatamente mentre le cronache intristiscono l’anima. I fuochi di capodanno si sono spenti definitivamente perfino qui a Napoli.…

Violenza, potere senza volto e guerre lontane e vicine. In mezzo al buio, la preghiera come atto di resistenza

di Anna Maffei

Giorno nuvoloso e ventoso. Un po’ di sole non rinuncia a farsi vedere di tanto in tanto fra le nuvole dense. È il 3 gennaio 2026. I pensieri di attorcigliano in noi disordinatamente mentre le cronache intristiscono l’anima. I fuochi di capodanno si sono spenti definitivamente perfino qui a Napoli. L’anno nuovo è invecchiato all’istante. Forse nuovo non lo è mai stato.

Un locale zeppo di giovanissimi per il veglione di capodanno in Svizzera è invaso in pochi secondi da un incendio alimentato da candele pirotecniche. Superficialità, incoscienza, avidità ha prodotto una strage di ragazzini. Oltre 40 morti e 121 ustionati, molti dei quali combattono per sopravvivere.

Nel frattempo Trump attacca il Venezuela e ne rapisce il presidente e sua moglie. Ha deciso da solo, pare. Frustrazione e silenzi imbarazzati. I grandi della terra – in realtà uomini e donne piccolissime – non sanno che faccia fare. La nascondono.

L’Iran è scosso da manifestazioni contro il regime e il carovita. Morti e feriti in numero imprecisato. I guardiani della rivoluzione si sentono minacciati e non esitano a colpire e uccidere innocenti. Come Erode. Ma in nome di dio.

L’occupazione di Gaza continua a provocare sfinimento fame, sete, e abbandono di bambini e bambine – molti orfani, molti altri mutilati – mentre Netanyahu sorridente consuma un lauto pranzo nella tenuta di Trump a Mar-a-lago fra una partita di golf e un’altra.

Putin e Zelenski continuano a giocare al rimpiattino delle loro dichiarazioni ciniche e bugiarde, prendendo decisioni in solitudine sulla sopravvivenza o la morte dei popoli che governano, abbandonati al gelo dell’inverno.

E noi? Noi ieri sera, come Ambasciatori e ambasciatrici di pace, avevamo organizzato un incontro di preghiera online per la pace, ma siamo stati violentemente interrotti da un’oscena persistente intrusione di urlanti uomini intenti alle peggiori orge che mai avrei potuto immaginare possibili. Uomini col gusto perverso di intralciare una preghiera perché incapaci di capirla? O algoritmi messi in giro dal dark-web per disturbare qualsiasi parola e azione che contrasti la fiumana delle parole sul bisogno di riarmarsi?

Le effimere parole augurali condite da bottiglie spumeggiati e lauti menù si sono spente sulle labbra di tutti noi che le abbiamo ritualmente pronunciate. Il mondo è impazzito, ripetiamo. I soldi concentrati nelle mani di uomini dalle sterminate ricchezze ha fatto di loro degli imperatori senza più confini. Forse comincia la temuta lotta fra titani. E la chiave dello scontro che è militare, economico, finanziario è nelle loro mani. Forse non è mai appartenuta ai popoli, ma oggi non sopravvive neppure l’illusione di un qualche controllo popolare. La parola “democrazia” ha l’aspetto di un palloncino bucato. Forse per molti era solo aria anche prima, ma oggi nessuno riesce più neppure a gonfiarlo senza apparire un povero o una povera illusa.

Forse sta avvenendo quello che Gesù aveva detto: Guai al mondo a causa degli scandali! perché è necessario che avvengano degli scandali; ma guai all’uomo per cui lo scandalo avviene! Siamo alla seconda parte della frase. E’ necessario che cadano le maschere dei potenti e possiamo vederne fattezze e gesta senza coperture. Ma poi? Cosa accade ora? Guai…?

Abbiamo deciso di riproporre la nostra riunione di preghiera interrotta. Prenderemo precauzioni e ci riproveremo. Pregare – dicevamo all’inizio della riunione – è un atto di resistenza.

Pregare è la fatica di esplorare il tempo che viviamo.  È supplica fatta a Dio, di accogliere luce nel buio, di ascoltare una parola di grazia nel silenzio del nostro smarrimento; la preghiera è resistere al cinismo e all’indifferenza perché è invocazione di fiducia e di resa alla guida di Dio. Pregando diciamo che noi apparteniamo al Dio che ci dà vita, al Dio che promette e mantiene, al Dio che in Cristo ha abbracciato la nostra umanità e se ne è fatto carico.

E se questo ha dei costi noi vogliamo provarci lo stesso.

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