Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Le grandi parole della fede comune”

Roma (NEV), 19 gennaio 2026 – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Segretariato per le attività ecumeniche. Dal 18 al 25 gennaio torna la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC). Il testo guida quest’anno è il versetto 4 tratto dal capitolo 4 della Lettera dell’apostolo Paolo agli Efesini: “Uno solo è il corpo, […]

Roma (NEV), 19 gennaio 2026 – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Segretariato per le attività ecumeniche.


Dal 18 al 25 gennaio torna la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC). Il testo guida quest’anno è il versetto 4 tratto dal capitolo 4 della Lettera dell’apostolo Paolo agli Efesini: “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”. Si tratta di un passo che mentre sottolinea l’importanza dell’unità invita a riflettere sul significato profondo della comunione tra i credenti. Quest’anno i testi per la preghiera sono stati preparati dai fratelli e dalle sorelle della Chiesa apostolica armena. Il presidente del Sae, Simone Morandini ci aiuta a capire il significato e l’importanza della Spuc alla luce, anche, dei tempi che stiamo vivendo:

«La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani è un appuntamento fondamentale per il dialogo ecumenico che le chiese cristiane vivono e per il cammino verso la comunione. Ogni anno credenti di diverse confessioni sono chiamati/e all’incontro, alla conoscenza, alla preghiera comune.

Quest’anno poi il tema preso dalla lettera agli Efesini “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef. 4, 4) richiama alcune grandi parole della fede comune. Penso da un lato all’idea di un’unità fondata nello Spirito, colui che genera ad un tempo la ricchezza delle differenze e la comunione. Penso dall’altro alla speranza, elemento centrale per il vissuto credente, che siamo chiamati a testimoniare con coraggio in un tempo in cui la guerra e la violenza sembrano imporsi, in forme davvero disperanti. Testimoniare che possiamo sperare in forme di convivenza non centrate sull’inimicizia e la coercizione, ma sulla condivisione e la riconciliazione – ed operare per esse. Anche questo è parte della dinamica ecumenica, anche questo fa sì che essa si trovi sempre e di nuovo sfidata dal tempo e dalla storia.

Non stupisce che tale richiamo venga dal testo preparato quest’anno dalla Chiesa Apostolica Armena – una delle antiche chiese ortodosse orientali – legata ad un’intensa realtà spirituale, ma anche profondamente legata al complesso vissuto di un popolo spesso martire. Questa è del resto una delle dimensioni più belle che la Spuc ci propone: condividere ogni anno la realtà di uno specifico contesto geografico, ecclesiale, spirituale, dando così corpo ad una comunione che già unisce i credenti grazie alle loro differenze ed in esse, in attesa di prendere corpo in forme più piene».

Fonte: Spuc, le grandi parole della fede comune – In Primo Piano – SAE nazionale

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