Giovane, intransigente, antifascista. Omaggio a Piero Gobetti

Roma (NEV), 20 gennaio 2026 – Un omaggio a Piero Gobetti a cent’anni dalla sua scomparsa. Il 7 febbraio una mostra e un convegno in memoria del grande filosofo, editore, pensatore antifascista. Morto a poco più di 26 anni, in esilio a Parigi, a seguito dell’aggravarsi della sua salute per i pestaggi e le aggressioni […]

Roma (NEV), 20 gennaio 2026 – Un omaggio a Piero Gobetti a cent’anni dalla sua scomparsa. Il 7 febbraio una mostra e un convegno in memoria del grande filosofo, editore, pensatore antifascista.

Morto a poco più di 26 anni, in esilio a Parigi, a seguito dell’aggravarsi della sua salute per i pestaggi e le aggressioni fasciste, Gobetti è ancora oggi un modello di rigore etico, di impegno e di pensiero.

Locandina convegno Piero Gobetti 7 febbraio 2026

La sua figura verrà celebrata alle 15.30 presso la Biblioteca Civica Alliaudi, in via C. Battisti 11 a Pinerolo (Torino).  Per la Fondazione Centro culturale valdese parteciperanno la Presidente Bruna Peyrot e il Direttore Davide Rosso.

Abbiamo chiesto a Davide Rosso qualche anticipazione.

“Piero Gobetti muore a 24 anni a Parigi, il 16 febbraio 1926. Era nato a Torino il 19 giugno 1901. Fa parte di quella generazione che, come Antonio Gramsci, si rapporta con il mondo, costruisce idee e si mette nelle condizioni di praticarle, a costo della vita” afferma Rosso.

Oggi Gobetti sarebbe considerato poco più che un ragazzo. In una manciata di anni diventa un gigante della cultura e del pensiero. Pare inconcepibile in un’era, la nostra, in cui la società sembra quasi impedire alle nuove generazioni di esprimersi al meglio, proponendo invece una continua infantilizzazione di temi e comportamenti, da una parte, e una adultizzazione precoce quando si tratta di “consumare” merci o propaganda.

“Gobetti è stato perseguitato, picchiato, censurato, intimidito. Immaginiamo il carico emotivo dell’esilio: dover lasciare il figlio piccolo, la moglie, la sua città, l’Italia.

Studiando Gobetti, mi ha colpito l’esplosione di interesse su Gobetti negli anni ’90. Inizialmente non mi era chiaro. Erano gli anni di Tangentopoli, che preparavano la strada a Berlusconi. Viene fuori l’etica di Gobetti, che potremmo riassumere così: l’Italia è quel che è, compreso il fascismo, perché non ha avuto una sua Riforma protestante. Se sei protestante, sei minoritario. Se non lo sei, in un attimo fai parte del sistema di clientelismo e delle convenienze personali. Pensando a Giolitti, al fascismo, o allo scollamento tra due liberalismi opposti, di cui uno è quello conservatore e accentratore di Berlusconi, sul settimanale Riforma Sergio Aquilante parla di proprio di ‘questione etica’.

Lo studioso Alberto Cabella, raccontando la vita di Gobetti – prosegue Davide Rosso –, osserva che la parte fondamentale del suo carattere era di essere moralmente corretto, sì, ma soprattutto intransigente.

Gobetti perseguiva quel che voleva e non si fermava, con una forza straordinaria. È importante oggi rimettere a fuoco la storia, ristudiare, riscoprire e ricordare figure come quella di Gobetti, di Gustavo Malan, di Carlo Cattaneo; e quelle idee federaliste per cui l’individuo da solo non va da nessuna parte, mentre insieme agli altri nel dialogo (ma anche nel conflitto) costruisce un mondo nuovo. Vale per la politica, vale in ambito ecumenico”.

Interessanti a questo proposito sono i libri di Giorgio Tourn  Italiani e protestantesimo  e Risorgimento e chiese cristiane editi da Claudiana.

“Giorgio Tourn legge la realtà italiana dal Risorgimento in poi in chiave Gobettiana.

E parlando dei ‘santi’ fondatori dell’Italia cita Giordano Bruno e lo stesso Gobetti. Insomma, persone che hanno scelto, come individui, di darsi un obiettivo, di compiere dei doveri per la società. In sostanza, parliamo delle basi della democrazia. Tutto questo, in Italia, da Andreotti a Craxi, da Berlusconi in poi, sembra ormai perduto”.

Tornando al convegno del 7 febbraio, spiega ancora Davide Rosso, il coinvolgimento parte da Maurizio Trombotto, già presidente di Italia Nostra sezione di Pinerolo e collaboratore della Società storica pinerolese. “Tempo fa, in uno studio su Arnaldo Pittavino, aveva incrociato la figura di Gobetti editore, proprio a Pinerolo. Una cosa estemporanea? No. Scavando, viene fuori che nella cultura protestante italiana Gobetti è un punto di riferimento con cui ci si confronta, anche aldilà del pinerolese. Uno dei suoi maestri, insieme a Gaetano Salvemini, è Edoardo Giretti, liberale radicale di Bricherasio, deputato nel 1913, ma soprattutto uno dei fondatori del Movimento per la pace in Val Pellice e pinerolese di fine ‘800 – inizio ‘900.

Il Movimento ha tanti soci quanti quello di Milano.

Noto come ‘Movimento per la pace di Torre Pellice’, è quello che propone al Nobel Ernesto Teodoro Moneta, unico italiano ad aver vinto il Premio Nobel per la Pace, nel 1907, insieme al francese Louis Renault”.

Bruna Peyrot, da parte sua, parlerà invece del rapporto di Gobetti con Giuseppe Gangale approfondendone l’idea di un’Italia nuova.

“Gobetti scrive su Conscientia, rivista di lettere e filosofia religiosa fondata a Roma nel 1922 dalla Scuola teologica battista e legata agli ambienti del protestantesimo liberale. Inoltre, chiede ad altri protestanti di scrivere sulle sue riviste. È interessante in quel periodo: Gobetti è uno dei pochi che si apre a tutti, dai modernisti alle minoranze, in dialogo alto e profondo, evidenziando ancor più le ferite culturali ed etiche con l’Italia contemporanea. In omaggio a Gobetti, stiamo lavorando anche a un altro appuntamento, probabilmente in aprile”.


Fondazione Valdese | 7 FEBBRAIO 2026 – 15.30 PIERO GOBETTI A CENT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

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