Regeni, dieci anni, un giorno

Sono passati 10 anni da quando, quel 25 gennaio del 2016, Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dall’Egitto. Erano le 19.41.  Poi il silenzio, di lui non si ebbero più notizie. Il suo cadavere fu ritrovato il 3 febbraio successivo lungo l’autostrada che conduce ad Alessandria.

Regeni, dieci anni, un giorno

26 Gennaio 2026

by Redazione

Il 25 gennaio 2016 l’ultimo messaggio dall’Egitto del ricercatore, trovato poi cadavere il 3 febbraio successivo. Dieci anni di silenzi e di giustizia mancata

Sono passati 10 anni da quando, quel 25 gennaio del 2016Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dall’Egitto. Erano le 19.41.  Poi il silenzio, di lui non si ebbero più notizie. Il suo cadavere fu ritrovato il 3 febbraio successivo lungo l’autostrada che conduce ad Alessandria. 

Da allora la famiglia non ha mai smesso di chiedere verità per il giovane ricercatore: un lungo percorso segnato da silenzi, ostacoli e depistaggi, ma anche da una presenza costante di cittadini che, con il giallo come simbolo, hanno trasformato la richiesta di giustizia in un impegno collettivo.  Oggi «saranno trascorsi 10 anni da quando Giulio è stato sequestrato al Cairo per poi essere torturato e ucciso da funzionari del regime egiziano – hanno detto all’ANSA Paola e Claudio Regeni, attraverso la legale Alessandra Ballerini – ringraziamo tutte le persone e la scorta mediatica che hanno illuminato il nostro cammino verso la verità e la giustizia anche seguendo ogni fase del processo ed impedendo che questa tragica storia di violazione dei diritti umani cadesse nell’oblio».

La collaborazione da parte dell’Egitto per scoprire la verità sulla morte di Regeni resta «un banco di prova» a tutela anche delle «relazioni internazionali». È quanto ha affermato il capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo messaggio ai genitori di Giulio che da 10 anni continuano a chiedere che venga fatta luce sulla morte del figlio.

«Verità e giustizia – dice con nettezza il presidente della Repubblica – non devono prestarsi a compromessi». Il «barbaro assassinio», la «vita ignobilmente spezzata» del ricercatore friulano rappresenta «una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale». Mattarella lo dice ribadendo, inoltre, «le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura».  Il messaggio del presidente arriva forte durante la manifestazione a Fiumicello in ricordo del giovane. La madre Paola Deffendi ringrazia per la lettera «veramente graditissima» e invita chi ha in tasca un biglietto per l’Egitto a stracciarlo. Il capo dello Stato ha, tra l’altro, nel suo messaggio lodato «l’ammirevole esempio di coraggio e determinazione» dei familiari di Giulio. Genitori che continuano a chiedere che sia fatta chiarezza su quanto accaduto e che non cali l’oblio su quelle atrocità.

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