Ecumenismo, una nuova tappa

Il cammino ecumenico in Italia non è mai stato lineare: ha portato dei frutti importanti, come la traduzione comune del “Padre nostro” che ancora oggi viene utilizzata negli incontri tra credenti di chiese diverse, ma ha avuto anche discontinuità e lunghi periodi di pausa. In questo orizzonte, il 1° Simposio delle chiese cristiane che…

Ecumenismo, una nuova tappa

26 Gennaio 2026

by Luca Baratto

Firmato a Bari il Patto tra chiese cristiane in Italia

Il cammino ecumenico in Italia non è mai stato lineare: ha portato dei frutti importanti, come la traduzione comune del “Padre nostro” che ancora oggi viene utilizzata negli incontri tra credenti di chiese diverse, ma ha avuto anche discontinuità e lunghi periodi di pausa. In questo orizzonte, il 1° Simposio delle chiese cristiane che sono in Italia, tenutosi a Bari il 23 e 24 gennaio scorsi, è certamente da annoverare tra i momenti più significativi dell’ecumenismo italiano, tanto da poterne diventare una pietra miliare. Come ha fatto notare il professor Daniele Garrone, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), nel suo saluto iniziale – portato insieme al card. Matteo Zuppi, presidente della Cei; al metropolita Polykarpos e alla reverenda Jules Cave della chiesa d’Inghilterra in Italia – il Simposio ha presentato delle novità rispetto agli incontri del passato.

Innanzitutto, erano presenti 21 chiese cristiane, un numero che non si era mai riscontrato prima: oltre alla cattolica e all’anglicana, otto chiese ortodosse e undici chiese evangeliche (7 appartenenti alla Fcei, ma anche la Chiesa avventista, la Chiesa della riconciliazione, la Federazione delle chiese pentecostali e la Chiesa apostolica in Italia). In secondo luogo, non si è trattato né di un convegno né di un seminario, ma l’incontro ha avuto una dimensione assembleare. Nessuna chiesa ha invitato le altre, ma tutte si sono date appuntamento a Bari, presentandosi con una propria delegazione, certamente qualificata ma formata da membri di chiesa. Anche l’organizzazione dell’evento è stata affidata a una segreteria organizzativa di tre membri, divisi per le più ampie aree confessionali. Alla fine, considerando anche i rappresentanti di alcuni Consigli locali di chiese, erano presenti 120 delegati, di cui una quarantina evangelici.

I lavori si sono divisi in due momenti principali: venerdì 23, la firma del “Patto tra chiese cristiane in Italia” e, sabato 24, i lavori in gruppi su cinque diverse tematiche diverse. Il Patto, firmato in un’atmosfera al tempo stesso solenne e fraterna nella bellissima cornice della Cattedrale di Bari (la diocesi del capoluogo pugliese si è veramente messa al servizio dell’incontro), è un testo che in sei articoli, intende delineare la «via italiana al dialogo», cioè il cammino comune di testimonianza delle chiese cristiane in Italia. Il Patto riconosce in Gesù Cristo il fondamento dell’unità; impegna le chiese a riconoscersi e rispettarsi «come comunità cristiane animate dal medesimo Spirito»; riconosce che «l’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci». La testimonianza comune ha l’obbiettivo di contribuire alla coesione sociale e al bene comune della società italiana, espressioni che contengono l’impegno per la tutela della dignità delle persone, la promozione della pace, l’accoglienza dei poveri e dei migranti, la custodia del creato, la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa. Inoltre all’articolo 4, le chiese si impegnano a «promuovere la libertà e la pari dignità di ogni confessione cristiana e religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel con testo italiano».

Per gli evangelici hanno firmato il patto, in rodine alfabetico: il pastore Luca Anziani, presidente dell’Opera delle chiese metodiste in Italia (Opcemi); la maggiore Lidia Bruno, Esercito della Salvezza; la pastora Tara Curlewis, chiesa di Scozia; il pastore Carsten Gerdes, decano della chiesa evangelica luterana in Italia (Celi); il pastore Alessandro Spanu, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi); il pastore Giuseppe Traettino, Chiesa della riconciliazione; la diacona Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese; il pastore Eduardo Zumpano, Comunione delle chiese libere.

Non hanno invece firmato i rappresentanti della chiesa avventista, della chiesa apostolica in Italia e della Federazione delle chiese pentecostali. La cosa è stata spiegata pubblicamente ed accolta con fraternità da tutto il Simposio che ha riconosciuto la necessità di tempi diversi e decisioni diverse per ogni chiesa. Il patto, infatti, è uno strumento aperto sia per la firma futura di altre chiese sia per l’obbiettivo di ampliare lo spazio di dialogo. Le chiese non firmatarie, infatti, hanno ribadito la loro intenzione di continuare a contribuire al dialogo, come del resto hanno fatto per il Simposio dove due laboratori sono stati condotti con grande competenza dal pastore Davide Romano, direttore della Facoltà teologica avventista Villa Aurora, e dal pastore Carmine Napolitano, preside della Facoltà pentecostale di scienze religiose.

I laboratori del sabato hanno invece visto i partecipanti divisi in otto gruppi che hanno affrontato cinque diversi temi: l’ecumenismo come grammatica della pace; come dono per lo spazio pubblico; come cura della spiritualità; l’ecumenismo come sapienza delle differenze: l’ospitalità eucaristica e i matrimoni interconfessionali. I risultati dei gruppi sono stati sommariamente presentati in conclusione del Simposio, ma andranno certamente rivisti e meglio sistematizzati per avviare un lavoro sia all’interno delle singole chiese sia congiunto, in vista del “Secondo Simposio delle chiese cristiane in Italia”, che si terrà a Firenze nel 2028.

Foto: Francesco Fascella
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