I rimpatri verso Siria e Afghanistan

Roma (NEV), 30 gennaio 2026 – Questa rubrica mensile nasce per dare uno sguardo a quanto succede in Europa e provare, attraverso i nostri operatori ed operatrici, a tradurre in modo semplice passaggi burocratici, normativi e politici, riguardo alle tematiche del diritto d’asilo e dell’accoglienza. Il primo approfondimento è a cura di Giulia Gori. Il […]

Roma (NEV), 30 gennaio 2026 – Questa rubrica mensile nasce per dare uno sguardo a quanto succede in Europa e provare, attraverso i nostri operatori ed operatrici, a tradurre in modo semplice passaggi burocratici, normativi e politici, riguardo alle tematiche del diritto d’asilo e dell’accoglienza. Il primo approfondimento è a cura di Giulia Gori.


Fonte: Flickr – Cyprus Presidency of the Council of the EU 2026

Il 22 gennaio scorso a Cipro i ministri degli Interni dell’UE si sono incontrati per una riunione informale del Consiglio per la Giustizia e gli Affari Interni (GAI). Tra i punti all’ordine del giorno, si è discusso di come effettuare rimpatri verso Siria e Afghanistan di persone provenienti da questi Paesi e già sul suolo comunitario. Cerchiamo quindi di capire il contesto di tale dibattito e quanto sta accadendo, oggi, in Europa.

Siria e Afghanistan sono considerati paesi sicuri? È attualmente già possibile rimpatriare le persone verso Siria e Afghanistan?

No, né l’Afghanistan né la Siria compaiono nella lista europea dei “Paesi di origine sicuri”. Non si può quindi assumere che una persona rimpatriata in questi due paesi non rischi di subite atti di persecuzione, tortura o violenza indiscriminata, gravi violazioni dei diritti umani.

La lista europea dei “Paesi di origine sicuri” è uno strumento introdotto il 18 dicembre dello scorso anno nell’ambito dell’applicazione di quanto previsto dal Patto su migrazione e asilo. La lista europea è un elenco unico a livello dell’Unione europea di paesi di origine considerati “sicuri”, inclusi Stati come Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. Le persone provenienti da questi paesi saranno considerate a priori non bisognose di protezione e indirizzate verso una procedura di valutazione accelerata della domanda, senza procedere a esami nel merito (e potranno essere deportate verso “Paesi terzi sicuri”, dove le loro domande di asilo potrebbero essere esaminate).

Ci sono già stati rimpatri di cittadini afghani o siriani?

Purtroppo, sì. La Germania sta procedendo da sola per il ritorno degli afghani. Il ministro dell’Interno tedesco ha affermato che Berlino è vicina a concludere un accordo con le autorità talebane di Kabul per riavviare i voli regolari di deportazione.

Anche il Belgio spinge per un coordinamento a livello UE sull’espulsione di cittadini afghani irregolari e considerati una minaccia per l’ordine pubblico, ottenendo il sostegno di altri 19 paesi, Italia inclusa, che hanno sottoscritto una lettera congiunta indirizzata al responsabile dell’UE per la migrazione, Magnus Brunner.

Anche per i siriani, la situazione non è più semplice. A seguito della caduta del regime di Assad, diversi Stati membri hanno sospeso la valutazione delle richieste di asilo da parte di siriani e hanno annunciato piani per il rimpatrio forzato dei siriani attualmente sotto protezione.

L’Austria è stato il primo paese a spingere con forza per un programma di rimpatrio ed espulsione, sospendendo i ricongiungimenti familiari per i rifugiati siriani arrivati da meno di cinque anni.

Paesi Bassi, Danimarca, Germania e Grecia fanno parte del gruppo di stati che spingono per una stretta sulle procedure di asilo e rimpatri.

L’Italia ha sospeso la valutazione delle nuove richieste di asilo da parte dei siriani, così come, ormai da un anno, gli arrivi dei siriani attraverso il programma dei corridoi umanitari.

Qual è l’impatto sui corridoi umanitari della FCEI?

Dall’inizio del 2025 non ci sono stati arrivi di cittadini siriani attraverso i nostri corridoi umanitari benché in Libano continuino ad esserci centinaia di famiglia siriane che non possono e non vogliono tornare in Siria, perché rischierebbero di subire violenze e gravi violazioni dei loro diritti. Queste persone continuano ad essere nelle nostre liste – dove cioè sono inserite le persone che potranno partecipare al progetto – e al centro dei nostri pensieri e del nostro lavoro quotidiano, ma non possiamo, ad oggi, dare loro risposte concrete. Manteniamo in ogni caso alta l’attenzione verso le persone siriane e continuiamo a occuparcene con il massimo impegno.

Conclusioni

Questi sviluppi sui rimpatri sollevano urgenti interrogativi circa la conformità della condotta degli Stati membri agli obblighi internazionali in materia di rifugiati e diritti umani, in particolare al principio di non respingimento. Come ha ricordato Michael O’Flaherty, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, “In virtù del principio di non respingimento, nessuna persona può essere rimandata in una situazione in cui corre un reale rischio di subire danni. Su questa base, il rapido cambiamento delle condizioni nel territorio siriano esige decisioni caute basate su prove”.

 

 

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