Paolo Ricca, testimone di fede, speranza e amore. Intervista a Lothar Vogel

Roma (NEV), 02 febbraio 2026 – All’indomani del Convegno dedicato al teologo valdese Paolo Ricca (1936-2024) «Un teologo protestante tra XX e XXI secolo» promosso dalla Facoltà valdese di teologia il 30 e il 31 gennaio scorsi, abbiamo intervistato il Decano della facoltà, pastore Lothar Vogel. Perché la Facoltà ha deciso di proporre questo convegno? Questo […]

Roma (NEV), 02 febbraio 2026 – All’indomani del Convegno dedicato al teologo valdese Paolo Ricca (1936-2024) «Un teologo protestante tra XX e XXI secolo» promosso dalla Facoltà valdese di teologia il 30 e il 31 gennaio scorsi, abbiamo intervistato il Decano della facoltà, pastore Lothar Vogel.

Perché la Facoltà ha deciso di proporre questo convegno?

Questo convegno in memoria di Paolo Ricca è stato organizzato dalla Facoltà valdese di teologia in stretta collaborazione con la famiglia, a un anno e mezzo dalla sua scomparsa e in coincidenza con quello che sarebbe stato il suo 90° compleanno, a metà gennaio.

Abbiamo voluto restituire l’idea dell’ampiezza e del carattere poliedrico dell’operato teologico di Paolo Ricca e, per questo, abbiamo coinvolto molti suoi interlocutori, provenienti da contesti piuttosto variegati.

Voci interne alle chiese, ma anche del contesto cattolico e di ambiti extra-ecclesiastici. Inoltre, ci stava a cuore rappresentare la dimensione internazionale del suo lavoro, in particolare i rapporti intensi con la Germania.

Qual è la sua valutazione sui contributi del convegno e sulla risposta di pubblico?

Naturalmente, in un giorno e mezzo è stato necessario fare delle scelte. Si sarebbero potuti coinvolgere anche più ex studenti, rappresentanti del mondo evangelico italiano e altre voci. Abbiamo cercato di allargare il più possibile compatibilmente con i tempi.

Quanto al pubblico, l’evento è stato intensamente frequentato: l’aula magna era piena. È accaduta anche una cosa che non capitava dal 2021, e forse mai prima: nell’aula telematica, che ammette fino a cento persone, abbiamo raggiunto il limite massimo e molte non sono riuscite a entrare. Fortunatamente lo streaming ha potuto in parte supplire a questa difficoltà.

Parliamo della figura di Paolo Ricca: la convergenza ecumenica – e talvolta anche laica – che il suo pensiero ha suscitato è frutto di un cammino ampio, che vede molte persone protagoniste. Cosa ne pensa? È una traccia dello Spirito?

Senz’altro Paolo Ricca ha ispirato moltissime persone: membri delle nostre chiese, cattolici, laici – parola pericolosa, io stesso non ho ancora capito fino in fondo che cosa significhi davvero. Ma certamente ha saputo parlare a persone di sensibilità molto diverse. Questo è stato uno dei suoi punti di forza: è diventato uno dei testimoni della fede cristiana in Italia e in Europa.

Commemorare è dunque una cosa necessaria. Qualunque cosa sceglieranno in futuro i credenti e i membri delle nostre chiese, la commemorazione sarà utile e proficua: lo sguardo all’indietro non è tempo sprecato, ma tempo che mette a dimora, seme che porta frutti.

Andando verso gli anni Trenta di questo millennio, di cosa ha bisogno secondo lei il cristianesimo in generale, e il protestantesimo in particolare, nel breve e medio periodo?

Per quanto riguarda le necessità dei prossimi dieci o vent’anni, mi sento parte di una generazione – io rappresento forse le annate finali dei “boomer” – che non credo nemmeno sia autorizzata a dare indicazioni. Le scelte dovranno essere fatte dalle generazioni successive.

Molto personalmente, credo che ci sia bisogno di molta riflessione teologica. Dobbiamo cioè tornare a declinare il significato, l’utilità, il valore – il “plusvalore” – del messaggio cristiano nelle condizioni sociali e mentali attuali, in un contesto di cambiamento che non sappiamo ancora dove ci porterà. Io mi sento, in questo senso, parte di una generazione in transito.

In conclusione, cosa ci riserva lo studio di Paolo Ricca in futuro?

C’è un punto che oserei sottolineare: la teologia così come è stata concepita da Karl Barth – e da Paolo Ricca, – è una teologia pensata all’interno di una ecclesialità forte, strutturata. La domanda oggi è come mantenere tutte le buone ragioni di questo pensiero in una condizione in cui la chiesa, anche dal punto di vista sociologico, è fragile, precaria, debole.

Il convegno è stato un evento molto intenso, nel quale la commemorazione è stata un modo per rendere Paolo Ricca ancora una volta presente in Facoltà. Da qui nasceranno certamente nuove occasioni per tematizzare il pensiero e l’operato di Paolo Ricca. In futuro, inoltre, gli atti del convegno saranno pubblicati sulla rivista “Protestantesimo”.


Laura Ricca, figlia di Paolo Ricca, ha chiuso le due giornate annunciando l’istituzione di un Bando per un Premio annuale in memoria di Paolo Ricca, sostenuto dall’Otto per mille della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi, per sostenere la ricerca in campo teologico-ecumenico.

Il Bando è rivolto ad autori e autrici di opere di carattere teologico ecumenico, in particolare dissertazioni dottorali. Criteri e requisiti saranno pubblicati a breve. “In questo modo, attraverso il premio Paolo Ricca, sosteniamo i giovani e la ricerca” ha detto Laura Ricca, sottolineando l’intenzione a continuare a tenere viva la memoria del grande teologo di fama internazionale.


Per approfondire:

Programma completo: Convegno: Paolo Ricca (1936-2024)- Un teologo protestante tra XX e XXI secolo

Tutti gli articoli su Paolo Ricca – Archivi Nev

Il messaggio inviato dal presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), card. Matteo Zuppi, letto da Laura Ricca in apertura del convegno.

«Sorelle e Fratelli, Cara Laura, Paolo Ricca non smette di sorprenderci e con la forza delle sue parole continua a riunirci, a pensarci insieme, a essere unanimi, a non accontentarci di un condominio con buone maniere, ma a cercare una casa di comunione. Non mi è possibile essere con voi in questo ricordo che è un ringraziamento per la sua testimonianza di cristiano libero perché legato a Cristo, di pastore sempre disponibile, profondo, autorevole, generoso, che con passione giovanile fino alla fine ha condiviso riflessioni sempre così nutrite di sapienza biblica e di tanta sapienza umana. Aiutava a salire nella profondità di Dio e a scendere nella storia. Gli siamo debitori e grati. Ci ha aiutato a capire quello che già ci unisce e a sentirci parte di quella Chiesa invisibile che è già nella comunione in Dio. Aveva ragione: a volte crediamo più nella divisione che in quello che ci unisce.

A S. Maria in Trastevere con i suoi amici della Comunità di S. Egidio, in uno degli ultimi commenti aveva detto: “La fede finirà perché diventerà visione, vedremo quello che ora solo crediamo. La speranza un giorno finirà perché diventerà realtà e sarà un fatto che constateremo. L’amore non finisce mai perché è l’inizio e la fine, perché tutto continua nell’amore. Tre cose durano. La fede può essere grande tanto da spostare le montagne. La speranza può essere grande da resistere a tutte le sconfitte e uscire vittoriosa da tutte le delusioni. L’amore è più grande, perché la fede è vivere davanti a Dio. La speranza è vivere in vista di Dio. L’amore è vivere in Dio. L’amore ci porta dentro Dio”.

Grazie Paolo perché lo hai fatto nella tua vita e oggi ancora ci porti dentro il mistero infinito ed eterno dell’amore di Dio».


Galleria fotografica, per gentile concessione della famiglia Ricca.

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