Breve storia del cioccolato

Nell’arco di pochi decenni si affacciano nuovi prodotti e nuovi usi, grazie a imprese anglosassoni e svizzere. Il cioccolato diventa una “promessa” che fa incontrare domanda e offerta, spiega Bozzo. “Una promessa di gioia, spensieratezza, salute, energia, raffinatezza, amore, passione…”. Nella sua collezione di immagini d’epoca, Bozzo mette il riflettore sui benefici del cioccolato e sulle narrazioni che se ne sono fatte nel tempo, “da toccasana per i bronchi, per l’intestino e persino contro l’ipocondria, fino al suo uso come ricostituente per bambini, bambine e famiglie che uscivano stremate dalla guerra. E poi, la montagna, i paesaggi bucolici, incontaminati, le mucche che ridono, i profili innevati e aguzzi, il candore e il mito romantico”. Insomma, il cioccolato diventa un vero e proprio “must”, sempre più accessibile.
Origini sacre, colonialismo e l’etica del cioccolato

Coenraad Johannes van Houten, inventore del processo “Dutching” per creare il cacao in polvere, la cui famiglia era mennonita, minoranza religiosa nota per la sobrietà, il pacifismo e l’etica del lavoro. Joseph Storrs Fry, che produsse nel 1847 la prima tavoletta di cioccolato moderna. John Cadbury, la cui famiglia costruì il villaggio di Bournville per garantire condizioni di vita dignitose ai lavoratori, coerentemente con i propri valori cristiani e che aprì la sua bottega nel 1824. E in Svizzera, dove la borghesia protestante vedeva nel lavoro e nell’innovazione tecnica una forma di devozione: François-Louis Cailler, che fondò la prima fabbrica svizzera nel 1819, e Rodolphe Lindt, figlio di un farmacista, che nel 1879 inventò il processo per il cioccolato vellutato. E ancora, Philippe Suchard, sempre in Svizzera. In Italia, Pier Paul Caffarel, di origine valdese, fondò a Torino nel 1826 una delle prime fabbriche di cioccolato del nostro Paese. Fu il suo socio Michele Prochet, nel 1865, a inventare il famoso gianduiotto, il primo cioccolatino incartato, unendo cacao e nocciole piemontesi (ingrediente più economico e facile da reperire in Piemonte), oggi un simbolo della tradizione torinese.