È il cioccolato, bellezza. Note protestanti sulla bevanda degli dèi

Roma (NEV), 19 febbraio 2026 – È il 1640 quando il pittore Juan de Zurbarán dipinge una natura morta con una tazza di cioccolata. La bevanda degli dèi entra nell’iconografia occidentale e non ne uscirà più. È il cioccolato, bellezza, parafrasando la celebre battuta di Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia”, a segnare il trionfo della libertà d’informazione. Il […]

Roma (NEV), 19 febbraio 2026 – È il 1640 quando il pittore Juan de Zurbarán dipinge una natura morta con una tazza di cioccolata. La bevanda degli dèi entra nell’iconografia occidentale e non ne uscirà più.
È il cioccolato, bellezza, parafrasando la celebre battuta di Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia”, a segnare il trionfo della libertà d’informazione. Il cioccolato si trasforma e trasforma il linguaggio, le mode, i comportamenti, i codici, il consumo. Ne abbiamo parlato con Andrea Bozzo, protagonista di uno degli appuntamenti di chiusura di CioccolaTO, nota rassegna torinese dedicata, appunto, al cioccolato.
“La montagna incartata” è il titolo dell’incontro in cui Bozzo ha fatto una ricognizione su come è arrivata la cioccolata in montagna e, come si legge nella presentazione, su “quali giravolte della storia l’hanno portata dalle civiltà precolombiane alle Alpi”. Il Circolo dei lettori di Torino ha ospitato infatti questa “passeggiata tra le immagini per capire le scelte che lo hanno reso un binomio di strategia e storytelling da manuale”.

Breve storia del cioccolato

Tra il 1800 e il 1950, lo sviluppo dell’industria del cioccolato è andato di pari passo con la rivoluzione industriale, le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche, attraversando due guerre mondiali e lasciandosi influenzare, anche, dall’appartenenza religiosa dei suoi pionieri. Nella sua ricerca iconografica, Bozzo scopre personaggi e storie incredibili, come quella di Justus von Liebig, chimico e agronomo tedesco, che portò nella moderna agricoltura industriale l’intuizione di rendere solidi elementi liquidi. Passare dalla bevanda al cioccolato, al cacao in polvere, alle tavolette di cioccolato è un attimo.
La promessa della gioia. Foto per gentile concessione di Andrea Bozzo

Nell’arco di pochi decenni si affacciano nuovi prodotti e nuovi usi, grazie a imprese anglosassoni e svizzere. Il cioccolato diventa una “promessa” che fa incontrare domanda e offerta, spiega Bozzo. “Una promessa di gioia, spensieratezza, salute, energia, raffinatezza, amore, passione…”. Nella sua collezione di immagini d’epoca, Bozzo mette il riflettore sui benefici del cioccolato e sulle narrazioni che se ne sono fatte nel tempo, “da toccasana per i bronchi, per l’intestino e persino contro l’ipocondria, fino al suo uso come ricostituente per bambini, bambine e famiglie che uscivano stremate dalla guerra. E poi, la montagna, i paesaggi bucolici, incontaminati, le mucche che ridono, i profili innevati e aguzzi, il candore e il mito romantico”. Insomma, il cioccolato diventa un vero e proprio “must”, sempre più accessibile.

Origini sacre, colonialismo e l’etica del cioccolato

Ricordiamo le origini sacre mesoamericane di questa pianta: Maya e Aztechi consideravano il cacao un dono divino. Anticamente riservato alle autorità e alle classi aristocratiche e sacerdotali, il cacao fu poi segnato dal colonialismo schiavista: l’arrivo in Europa, per la precisione in Spagna, corrisponde infatti alla violenza sanguinaria del conquistatore Hernán Cortés e alla morte del sovrano azteco Montezuma nel 1520.
Il cacao approda sulle tavole di re e regine, poi della borghesia, del mondo intellettuale e infine del proletariato. A livello religioso, ricordiamo la polemica se il consumo di cioccolata interrompesse o no il digiuno quaresimale, in quanto considerata da alcuni peccaminosa. L’etica del cioccolato, in altri contesti, vedi fra i Quaccheri e in Gran Bretagna, è diversa. Dove era proibito il consumo di alcol, il cacao era considerato una valida alternativa, una bevanda morale. Forse per questo, ipotizza Bozzo, i primi grandi imprenditori del cioccolato in Europa sono proprio protestanti.
I pionieri dell’età dell’oro del cioccolato – immagine per gentile concessione di Andrea Bozzo

Coenraad Johannes van Houten, inventore del processo “Dutching” per creare il cacao in polvere, la cui famiglia era mennonita, minoranza religiosa nota per la sobrietà, il pacifismo e l’etica del lavoro. Joseph Storrs Fry, che produsse nel 1847 la prima tavoletta di cioccolato moderna. John Cadbury, la cui famiglia costruì il villaggio di Bournville per garantire condizioni di vita dignitose ai lavoratori, coerentemente con i propri valori cristiani e che aprì la sua bottega nel 1824. E in Svizzera, dove la borghesia protestante vedeva nel lavoro e nell’innovazione tecnica una forma di devozione: François-Louis Cailler, che fondò la prima fabbrica svizzera nel 1819, e Rodolphe Lindt, figlio di un farmacista, che nel 1879 inventò il processo per il cioccolato vellutato. E ancora, Philippe Suchard, sempre in Svizzera. In Italia, Pier Paul Caffarel, di origine valdese, fondò a Torino nel 1826 una delle prime fabbriche di cioccolato del nostro Paese. Fu il suo socio Michele Prochet, nel 1865, a inventare il famoso gianduiotto, il primo cioccolatino incartato, unendo cacao e nocciole piemontesi (ingrediente più economico e facile da reperire in Piemonte), oggi un simbolo della tradizione torinese.

Al cioccolato è dedicato anche un numero dell’inserto di Riforma L’Eco delle Valli valdesi, sul quale trovate anche la storia del “Cri-Cri” e che potete consultare qui:

Andrea Bozzo è un noto illustratore, vignettista e graphic designer italiano. Collabora attualmente con ilSole24ore, Linkiesta e La Stampa. Nato a Torino nel 1969, ha lavorato con prestigiose testate come The New York Times, Vanity Fair, Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Post, Il Foglio e Internazionale e per case editrici come Feltrinelli, Einaudi, Marsilio e Corraini Edizioni. È stato coordinatore del Dipartimento di Communication e Graphic Design presso lo IAAD (Istituto d’Arte Applicata e Design) di Torino e Bologna, attualmente è docente alla Scuola Holden.
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