Simulare di aver subito un fallo su un campo di calcio e, mentre l’avversario viene espulso a causa di quella (inesistente) infrazione, esultare smodatamente: non è stata una giornata da ricordare quella di Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, che nel corso di una partita piuttosto importante ha messo in scena un intero catalogo di comportamenti antisportivi.
«Se qualcuno potrà perdonargli la furbizia del tuffo malandrino… resta invece imperdonabile l’esultanza smodata», rileva Emanuele Gamba su Repubblica. «E non è neanche il massimo della sportività reclamare platealmente un’ammonizione, specie se la si sa ingiusta. Il Bastoni simulatore-delatore-bullo ha fatto tutto ciò che l’etica nello sport suggerirebbe di non fare, ma ormai l’ha fatto e dovrà conviverci e, se lo vorrà, provare a rimediare».
Gamba conclude con alcune domande interessanti: «Domanderà scusa? Farà finta di niente, simulando anche il disinteresse? La questione è delicata, la domanda non capziosa: per meritarsi la Nazionale occorre anche una certa etica? Potremmo fare a meno di uno dei giocatori più bravi in nome di un principio?».
Il problema però, almeno per Mattia Feltri, è più esteso: «È proprio il veleno di cui si alimenta il calcio a essere insostenibile», sottolinea Feltri, tra «allenatori isterici che strillano, insultano, si strappano i vestiti di dosso» e giocatori «istruiti alla sceneggiata e alla truffa». E allora, si chiede, «perché uno deve dedicarsi a una torma di ringhiosi taglieggiatori quando l’Italia è bella e vincente e gioiosa negli sport invernali, nell’atletica, nella pallavolo, nel nuoto?».
Per la cronaca, due giorni dopo il fatto, Bastoni si è scusato davvero: «Un essere umano ha il diritto di sbagliare, ma anche il dovere di riconoscere l’errore», ha dichiarato. Sulla convinzione nessuno può esprimersi tranne il diretto interessato, per cui non resta che prendere atto delle sue parole nella speranza che l’errore non si ripeta.
foto: repubblica.it
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