Non siate in ansia… tutto qui o c’è dell’altro?

tempo di lettura 3 minuti Quando qualcuno è molto preoccupato ...

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Quando qualcuno è molto preoccupato non è di grande aiuto dirgli: “Non essere ansioso, perché lo dice Gesù”. Perché, pur essendo una affermazione vera, se il nostro incoraggiamento si limitasse solo ad annunciare questa verità, sarebbe incompleto e potrebbe anche generare dei sensi di colpa nel nostro interlocutore. Chi ha vissuto dei traumi e convive con delle ansie non ha bisogno di sentirsi dire: “Non essere ansioso”, piuttosto necessita di strumenti che lo possano aiutare nell’affrontare le preoccupazioni quotidiane.

Lo scopo di Gesù è quello di condurci dal nostro regno al Suo. Egli non si limitata solo a dire: «Non siate in ansia» (Matteo 6:25), ma con le Sue parole dimostra di essere venuto nel nostro regno per aiutarci a entrare nel Suo. Gesù dimostra di simpatizzare con noi e, per farci riflettere sulle nostre ansie, ci invita a guardare al regno animale e a quello vegetale. Facendo così Gesù agisce come un pastore che aiuta la pecora a uscire dai rami che l’hanno intrappolata nel cespuglio. Il Maestro suggerisce: «Guardate gli uccelli del cielo… considerate come crescono i gigli…».

Accogliamo perciò l’invito di Gesù a guardare al creato, considerando come gli uccelli non compiano un lavoro come il contadino, eppure mangiano; come i gigli non siamo impegnati nel lavoro come lo è il tessitore, eppure non sono nudi. Ne consegue, secondo il ragionamento proposto da Gesù, che non c’è preoccupazione che sia capace di aggiungere un’ora sola alla nostra vita. Sembra che basti usare la logica di Gesù per combattere le nostre ansie, ma consideriamo come l’intelligenza sia un dono di Dio, usiamola bene.

Gesù evidenzia la relazione e la cura che il Creatore ha verso gli uccelli e i gigli e la relazione che noi possiamo avere con Dio Padre. Affermando: «il Padre vostro li nutre.. li veste» mette in evidenza che il Padre è prima di tutto nostro, e non degli uccelli e dei gigli. Infatti la relazione tra uccelli e gigli con Dio è quella di creature, mentre la nostra è quella di figli. Gesù invita ancora una volta a spostare lo sguardo dal creato, al Creatore, al Padre. E questo pensiero evidenzia l’amore e la cura che il nostro Padre celeste ha per noi.

È chiaro che in questo rapporto subentra la fede. Gesù dovrà affermare:«O gente di poca fede…», ma il dolce rimprovero è per il nostro bene, affinché cresciamo proprio nella fiducia in Lui. Gesù conclude dicendo:«Cercate prima il regno e la giustizia di Dio», per portarci a guardare verso il regno del Padre.

Quando Mosè morì, molto probabilmente Giosuè si sentì un po’ smarrito, spaventato, fu certamente preso da preoccupazioni. Quando Dio gli parlò la prima cosa che disse fu: «Mosè mio servo è morto». C’era bisogno di ricordarlo? Sì, perché Giosuè, con lo sguardo rivolto al proprio mondo di situazioni e sentimenti reali, aveva bisogno di sapere che il Signore simpatizzava con lui. Dio poi gli disse: «Alzati» e, successivamente, «Vedi là», facendogli guardare il regno da conquistare. Il Signore voleva aiutare Giosuè a reagire e a spostare lo sguardo dal proprio regno a quello che Dio gli aveva messo davanti. Dio voleva far crescere Giosuè nella fede e nel carattere.

Forse potranno esserci delle ansie che ci accompagneranno durante la vita, ma «Alzati» e «Vedi» sono le azioni che il Signore ci chiama a compiere con l’aiuto di Gesù. Non chiedere a Dio di liberarti dalle ansie ma, secondo il Suo piano e per la Sua gloria, percorri insieme a Lui il tragitto che conduce dal nostro regno al Suo.

Gioele Benaglia

Cristiani Oggi – marzo 2026

Foto: Freepik

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